Renato Bettini
Renato Bettini

Milano, 19 febbraio 2019 - Era un giramondo, Renato Bettini. Dopo una vita a fare il meccanico, aveva deciso di godersi la pensione viaggiando, anche come guida per «Avventure nel mondo» per Sudest asiatico, Estremo Oriente, Madagascar e altri Paesi africani. L’ultima vacanza, però, è finita in tragedia: il corpo senza vita del 65enne milanese è stato ritrovato domenica sulle rive del fiume Sabaki, a pochi chilometri da Malindi, nota località turistica del Kenya. La notizia, diffusa ieri pomeriggio dai media locali, è stata confermata dalla Farnesina, che, in stretto raccordo con l’ambasciata d’Italia a Nairobi, sta seguendo il caso con la massima attenzione e in costante contatto con i familiari della vittima. 

Stando alle prime ipotesi, Bettini sarebbe stato aggredito da un ippopotamo mentre stava facendo jogging sulla riva del fiume (il 65enne aveva addosso pantaloncini e scarpe da ginnastica): le profonde ferite al torace sono compatibili con l’assalto di un mammifero solo in apparenza pacifico ma in realtà dotato di un morso particolarmente potente e in grado di raggiungere i cinquanta chilometri orari.

Un raid tutt’altro che infrequente da quelle parti: nel 2018, sono stati registrati una trentina di casi di decessi da attacco di ippopotamo in Kenya, sei nel solo mese di agosto sul lago Naivasha. Bettini lascia la compagna Doris, che di mestiere fa l’insegnante di tedesco. Il 65enne abitava al quattordicesimo piano di uno stabile di via Borsa, in zona Gallaratese a Milano: un quartiere popolare in cui tutti si conoscono, specie uno loquace e socievole come Renato. Secondo quanto raccontato dagli altri inquilini del palazzo, il 65enne era stato per decenni un carburatorista, meccanico specializzato nella manutenzione e riparazione dei carburatori delle auto.

«Lo aveva detto che, una volta in pensione, avrebbe girato il mondo. E così ha fatto: è stato in Perù, in Cile, nel Sudest asiatico... Ovunque. E accompagnava i turisti. Ormai quello era diventato il suo lavoro, la sua passione – ci spiega Giorgio Andreolli, amico e vicino di casa ancora sotto choc per la morte di Bettini –. Lo conoscevo da almeno 30 anni, da quando si era trasferito ad abitare un piano sopra il mio», nel grattacielo di via Borsa. «Ora siamo tutti vicini a Doris», partita alla volta del Kenya dopo la tragedia. «Renato era allegro, socievole, di compagnia. Un tipo molto attivo: quando era a casa andava spesso a giocare a pallone con mio figlio al parco di Trenno, dove pure si allenava. Gli piaceva mantenersi in forma. E poi era un gran tifoso del Milan. In più, parlava il dialetto milanese. Mancherà a tutti».