Inveruno (Milano), 23 febbraio 2021 - La Guardia di finanza di Magenta ha sequestrato l'azienda florovivaistica 'Vivai Zazzera' di Inveruno, nel Milanese, e ha arrestato il titolare, Sergio Zazzera, per caporalato su oltre 100 lavoratori in esecuzione di un'ordinanza nell'inchiesta del pm di Milano Donata Costa. Disposta anche la misura dell'obbligo di firma per una dipendente amministrativa.

Le indagini hanno consentito di scoprire un «articolato sistema di sfruttamento dei lavoratori con cui il titolare della ditta», ora ai domiciliari, aiutato «nelle condotte illecite da due impiegate, era arrivato a ridurre il costo del lavoro a quasi 3 euro all'ora», rispetto «ai 13 euro circa previsti in osservanza delle norme vigenti». Oltre 100 dipendenti, stando alle indagini, hanno vissuto «in un costante clima di tensione e soggezione, lavorando per oltre 9 ore al giorno e in assenza di pause, riposi settimanali e ferie retribuite». Il tutto, spiegano gli investigatori, «approfittando della loro situazione di bisogno», perché molti lavoratori erano «cittadini extracomunitari e giovani alla prima esperienza lavorativa».

Oltre all'esecuzione dell'ordinanza, la Procura ha anche notificato oggi la chiusura delle indagini nei confronti di Zazzera e delle due impiegate. Alle indagini della Gdf si sono affiancati pure i controlli amministrativi dei funzionari dell'Ispettorato territoriale del Lavoro di Milano-Lodi e dell'Inps che hanno portato alla quantificazione di oltre un milione di euro di contributi previdenziali dovuti, riqualificando i contratti di lavoro del personale e «disconoscendo le agevolazioni di 'coltivatore diretto' del titolare». I lavoratori venivano reclutati per un periodo «di prova» di 20 giorni senza pattuizione di alcun compenso o orario prestabilito, a cui seguiva sistematicamente l'instaurazione di un rapporto di lavoro che, anziché subordinato, veniva «indebitamente formalizzato come 'prestazione di lavoro occasionale', consentendo ingenti e illeciti profitti al titolare, in spregio di tutti i diritti riconosciuti ai lavoratori».

Il sequestro dell'azienda riguarda, in particolare, 13 immobili e beni per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro e 10 conti correnti riconducibili alla ditta individuale. Ed è stato nominato un amministratore giudiziario per permettere la continuazione dell'attività aziendale nel rispetto delle normative.