Romina Power assorta sulla sedia dono di Elio Fiorucci
Romina Power assorta sulla sedia dono di Elio Fiorucci

Milano, 4 ottobre 2015 - «Quando penso ai milanesi, penso a persone civili che non si scompongono facilmente. Hanno una civiltà innata. Non so per influenza della dominazione austriaca o per effetto della Madonnina». Lo racconta Romina Power.

Primi ricordi targati Milano?

«Risalgono agli anni ’60. Era la Milano yéyé, capitale della musica italiana. Firmai un contratto discografico con la Emi che allora era in Piazza Cavour dove aveva anche gli studi. E lì incisi “Acqua di mare” e un paio di lp. Altri ricordi molto forti sono quelli dei programmi tv fatti a Milano negli anni ’80 come “Fantastico 2” con la regia di Enzo Trapani, "Te la do io l'America" con Beppe Grillo e "Tastomatto" sempre con la regia di Trapani».

Il memorabile Fantastico 2 in cui lanciò il “Ballo del qua qua”?

«Sì, e non solo "il Ballo del qua qua"  anche "Sharazan". Quando con Pinuccio Pirazzoli ci incontrammo nella lobby dell’Hotel Manin per definire la tonalità del “Ballo” ci vergognavamo come cani. Ci mettemmo nel posto più nascosto dell’albergo per provare: ci sembrava una canzoncina sciocca. Eppure la settimana dopo il lancio era in vetta alle classifiche. Anni prima, invece, quando avevo 17 anni sempre all’hotel Manin un dottore mi diagnosticò l'epatite virale. La direzione mi chiamò chiedendomi di andare via subito».

Però a Milano ci è tornata anzi, ci ha anche abitato. Vero?

«Sì, all’inizio stavamo in via Porro, vicino piazzale Maciachini. Poi negli anni ’80 abbiamo acquistato un appartamento in via Vittor Pisani. Mentre Albano ha avuto un ufficio in piazzetta Pattari dagli anni ’70 agli anni ’90. I miei due figli maggiori, Ylenia e Yari, frequentavano la scuola Sir James Henderson. La mia vita si svolgeva tra studi tv, scuola e casa. Albano non amava uscire la sera. Invece è stato sempre bravo ai fornelli. Una volta a casa si sbizzarriva, inventando anche le ricette e sempre con ottimi risultati».

Cosa rappresenta Milano per lei?

«La città più cosmopolita d’Italia. A Milano, a differenza di Roma, posso passeggiare con calma, senza essere fermata di continuo. Curioso come quest’intervista mi stia facendo riflettere su quanto siano forti i miei legami con questa città. Anche a causa di ricordi non sempre piacevoli. Eravamo nella casa di via Vittor Pisani quando nel cuore della notte ci svegliò la telefonata del console di New Orleans che riguardava mia figlia, Ylenia».

La via di Milano che preferisce?

«La via Gallina, anzi per l’esattezza Giacinto Gallina, si trova tra corso Plebisciti e viale Romagna. Ci sono passata in vespa tanti anni fa e mi ha colpito per il suo nome buffo e per la sua tranquillità, pur non essendo lontana dal centro. Inoltre ha un residence originalissimo dove amo alloggiare. Questa via può essere un esempio della raffinatezza di Milano. In questa città vedo casalinghe che vanno a fare la spesa più eleganti di me quando vado a un cocktail. Non c'è paragone con Roma. Milano è una città pulita. La gente tende ad essere cortese, educata, precisa. E poi a Milano si trova di tutto, da qualsiasi parte del mondo. Anche mia madre Linda Christian amava molto Milano».

Siete state insieme qui?

«Sì, negli anni ’60 per le sfilate di moda. Milano assomiglia a mia madre: sono entrambe sofisticate e innovative. Lei è mancata nel 2011. Per tenere vivo il suo ricordo ho scritto il romanzo “Ti prendo per mano” (Mondadori Electa). In quelle pagine ho riversato tanto di me e del nostro rapporto, soprattutto negli ultimi anni in cui l’ho assistita quando è stata colpita dal cancro».

Secondo lei Milano è una città ideale per realizzare quale tipo di progetto?

«Potrei trovare un produttore per la sceneggiatura che sto scrivendo, nuove ispirazioni per quanto riguarda la moda. A Milano viveva un mio carissimo amico, mancato da poco. Era Elio Fiorucci, una persona di rara simpatia e generosità. Ogni volta che tornavo a Milano, lui era il primo che chiamavo. Passavo spesso a trovarlo nel suo negozio di San Babila. Lì era esposta una sedia arancione con la riproduzione sullo schienale della scena del matrimonio tra Krishna e Radha. Quando la vedevo dicevo ad Elio, "Che bella questa sedia!”. E lui rispondeva che era mia. E io di rimando gli dicevo che ormai abitavo nella capitale. Questa scena si ripetette un po’ di volte fino a quando Elio mi fece recapitare la sedia a Roma. Questo era Elio. Io mi siedo su quella sedia alla mia scrivania tutte le volte che sono a Roma». 

di Massimiliano Chiavarone

mchiavarone@gmail.com