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20 gen 2022

Achille Colombo Clerici: "Uscire dalla pandemia è possibile, ma siamo meno difesi"

Il giurista presidente di Assoedilizia e il suo "Giovanissima e immensa": Milano, il Covid e lo sguardo delle famiglie di tradizione

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Cronaca
Il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici (NewPress)
Il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici (NewPress)

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Milano - Il primo paragone per chi, come lui, è milanese da generazioni, non può che essere con la peste manzoniana. Ma l’immagine tratteggiata all’inizio del volume è quella dell’Arca di Noè, che porta con sé un messaggio importante: è possibile. "Allora, uscire dal Diluvio universale; e ora uscire dalla pandemia universale". Parte dalla Milano ai tempi del Covid-19 l’articolato ritratto che Achille Colombo Clerici - avvocato, giurista, presidente di Assoedilizia e collaboratore del "Giorno" - dedica alla sua città e ai mondi che la popolano. "Giovanissima e immensa", titolo del volume giunto dopo pochi mesi alla seconda edizione, è infatti anche il "ritratto di una società alle soglie del new normal". Una società, chiarisce Colombo Clerici, "scossa da cambiamenti sotterranei che difficilmente può mettere a fuoco ma che dimostra di essere molto resistente. E capace di assicurare continuità".

Il suo sguardo su questo passaggio storico è quello delle famiglie di tradizione. Cosa vedono esattamente?

"Il passaggio dell’epoca del Gattopardo. Lo spirito che si vive oggi è l’opposto di quello raccontato da Tomasi di Lampedusa. Sembra che non cambi nulla, quando sta cambiando tutto. Sotto i nostri piedi e sopra le nostre teste".

Siamo in un momento storico molto complesso. Cosa si avverte da Milano?

"Che il cambiamento evocato rischia di mettere in difficoltà interi sistemi economici. Impone, infatti, tempi che sono solo teorici. Difficili da rispettare. E se è così a Milano figuriamoci nel resto del Paese".

Le recenti amministrative hanno riproposto un’immagine della politica dominata dalla crisi dei partiti.

"Non hanno più identità. E non possono più intervenire sulle questioni economiche. È un problema di democrazia".

Il vero potere è quello finanziario?

"Il Grande vecchio, per usare un’immagine suggestiva. Si manifesta adesso proprio grazie alla latitanza del potere politico e alle scelte che può imporre a livello internazionale. Il potere finanziario condiziona la vita dei governi e trova un terreno fertile in Europa, perché questa è un mercato".

Lei è molto critico sulle riforme che toccano il comparto immobiliare.

"La nostra società, storicamente, è attaccata all’investimento sulla casa. È un fatto culturale prima che economico. Le famiglie italiane gestiscono direttamente i loro risparmi grazie all’acquisto della casa. Con le riforme in arrivo, come quella sul catasto e quella sull’efficientamento energetico degli edifici, il mattone rischia di diventare improduttivo".

Il 17 febbraio saranno trent’anni dall’avvio di Mani Pulite, una delle vicende che ha più toccato la società e le istituzioni di Milano. Cosa resta di quell’esperienza?

"È stato un grande sforzo di moralizzazione della politica e della vita economica. Poi, però, finite le inchieste giudiziarie si è registrata una grande accelerazione che ha reso i progetti di adeguamento non più realizzabili. Tutto il beneficio ottenuto da quella moralizzazione è stato compromesso".

A due anni dall’avvio della pandemia cosa ne è dei nostri diritti?

"La sensazione è che siamo meno difesi e difendibili. Questa logica operativa è stringente. E imposta da una sorta di ragion di Stato che finisce per condizionare quello che è il giudizio sul piano costituzionale. Basti pensare al blocco degli sfratti per moratoria senza indennizzo".

Lei scrive di un "new normal" in arrivo.

"Quello formale non arriverà mai. Chi mai dichiarerà che la pandemia è finita? Finirà, forse, scomparendo come fece la Spagnola".

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