Il ministro Marco Bussetti nella redazione de Il Giorno
Il ministro Marco Bussetti nella redazione de Il Giorno

Milano, 28 gennaio 2019 - Dall'ingaggio di 11.800 insegnanti di educazione fisica alle elementari sino alle acrobazie della prossima maturità, passando da una sfida: garantire la copertura delle cattedre in Lombardia, evitando la “fuga” dei prof. in altre regioni. Marco Bussetti, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed ex provveditore di Milano, ospite nella redazione de Il Giorno, affronta i temi “caldi” della scuola e risponde ai lettori.

Autonomia: in Lombardia c’è il tema “bollente“ e annoso delle cattedre vuote. Che si farà?

«Abbiamo ben chiara la realtà. C’è un surplus di insegnanti in alcune regioni e in Lombardia una carenza. La Buona Scuola, con il famoso algoritmo, aveva creato un allontanamento del personale scolastico strappato dalle proprie residenze. Adesso siamo riusciti un po’ a riassorbire la situazione, ma dobbiamo considerare i numeri: il concorso sarà nazionale ma diremo con chiarezza in questa regione ci sono tot posti in quest’altra tot. Uno sarà libero di scegliere dove partecipare, ma una volta entrato in ruolo, sia chiaro, dovrà rimanerci almeno cinque anni. Iniziamo dalle superiori e poi vedremo con gli altri».

Ci saranno anche gabbie salariali?

«Per ora non se ne parla. Noi ragioniamo in funzione della scuola e dei nostri ragazzi. Per fare in modo che le famiglie consegnino i loro figli alla scuola con maggiore fiducia servono insegnanti altamente qualificati e preparati».

Nuova maturità: perché le tre buste, stile “Eredità”, al posto della tesina?

«Il momento del sorteggio è previsto da sempre, lo abbiamo inserito prima della prova orale perché impegni maggiormente la commissione nell’organizzare un percorso multidisciplinare partendo da domande precise. Si garantisce equità e omogeneità, dando un punto di partenza. Dico ai ragazzi di stare tranquilli, avverrà col massimo della trasparenza».

Adesso non sono così tranquilli: «Perché proprio dai 2000?» Si chiedono. Perché cambia il governo e cambia la maturità?

«Non si cambia ad ogni governo, ma è vero che chi ci ha preceduti aveva previsto un cambio di maturità, inserendo alternanza scuola-lavoro ed Invalsi. Noi abbiamo fatto delle correzioni. Via l’obbligo dell’Invalsi ed è necessario mettere tutti, da Nord a Sud, nelle stesse condizioni: abbiamo introdotto una griglia di valutazione per rendere la prova più omogenea».

Ma in seconda prova sia greco che latino per il classico e fisica e matematica per lo scientifico. Perché?

«Siamo partiti da una modifica dei crediti. Una sola prova potrebbe essere più rischiosa e incidere di più. Se uscisse Fisica? Siamo partiti dal 4 ottobre a parlare di maturità, non all’ultimo momento. Abbiamo incontrato i ragazzi e ci saranno simulazioni».

Dai quasi maturi ai più piccolini: grembiule sì o grembiule no?

«Tutte e due i miei figli sono andati alle elementari col grembiule. Penso sia utile sotto tanti aspetti: non si sporcano durante le attività, uniforma dal punto di vista dello status sociale».

Obbligo o libertà?

«Le scuole hanno i loro regolamenti, c’è autonomia e libertà di scelta, non esiste più il vincolo».

Ma lo caldeggia anche alle medie?

«Perché no. Restituire un senso di identità e di appartenenza al proprio istituto passa anche da certe scelte. Scuole che hanno prestigio internazionale hanno la divisa. In quest’ottica che male c’è?».

Educazione fisica già dalle primarie. Qual è il piano?

«In Italia è un tema discusso dal 1958, è stato ripreso nell’85 e sembrava favorisse l’ingresso degli insegnanti specializzati ma non è andato a buon fine. Scienze motorie si fa, ma servono specialisti. E questo lo abbiamo costatato per le patologie che stanno emergendo nei nostri bambini, dall’obesità ai problemi in età evolutiva causati dallo scarso movimento. Stiamo lavorando all’introduzione di 11.800 insegnanti di educazione fisica: inizieremo progressivamente a settembre, dalle quarte e quinte, per poi coprire in tre anni tutta la scuola primaria».

L’aneddoto o il momento più bello di questi sette mesi di mandato.

«Io sono nella scuola da sempre. È bello riuscire a realizzare quello in cui credi. Ricordo quando sono andato al quartiere Zen di Palermo: vedi una situazione che brutta è dir poco e questi bambini che ti guardano con occhi pieni di speranza. Per evitare la dispersione scolastica abbiamo avviato subito un istituto professionale. Non avevano neanche visto un film: abbiamo portato schermo e proiettore. A maggio torneremo lì con Tornatore e vedremo insieme “Nuovo cinema paradiso”, il film che più emoziona. Tornando a casa un ragazzino mi ha consegnato una lettera: “Non siamo mai andati in gita, ministro”. Li ho portati a Roma, al Quirinale. Abbiamo un presidente della Repubblica fantastico che ci è molto vicino e ci aiuta a diffondere i messaggi educativi».