Nessun malore fu causa dell’incidente avvenuto la mattina del 7 dicembre tra viale Bezzi e via Marostica, quando il filobus della linea 90-91 si scontrò con il mezzo dell’Amsa. Bilancio, un morto: la filippina di 47 anni volata fuori dal mezzo a causa dell’impatto e 18 passeggeri feriti. Gli investigatori, coordinati dal pm Rosaria Stagnaro, hanno confermato anche che l’autista, F.G. 28 anni, assunto da otto mesi, in prova da Atm, non era al telefono al momento dello schianto, non stava messaggiando e non sarebbe stato...

Nessun malore fu causa dell’incidente avvenuto la mattina del 7 dicembre tra viale Bezzi e via Marostica, quando il filobus della linea 90-91 si scontrò con il mezzo dell’Amsa. Bilancio, un morto: la filippina di 47 anni volata fuori dal mezzo a causa dell’impatto e 18 passeggeri feriti. Gli investigatori, coordinati dal pm Rosaria Stagnaro, hanno confermato anche che l’autista, F.G. 28 anni, assunto da otto mesi, in prova da Atm, non era al telefono al momento dello schianto, non stava messaggiando e non sarebbe stato nemmeno impegnato in altre attività, come compilare il cedolino delle presenze, ipotesi apparsa in un primo momento.

Stando alle perizie della procura l’autista passò con il semaforo rosso per una semplice, banale e tragica distrazione durata qualche attimo. Gli esperti infatti hanno accertato, e messo nero su bianco nella relazione depositata in procura nei giorni scorsi, che tra il passaggio con il rosso e il momento in cui l’autista riuscì a riprendere il controllo del mezzo e a frenare passarono poco meno di trenta secondi, un tempo non compatibile con lo "straniamento da malore" che avrebbe richiesto tempi di ripresa molto maggiori. Questa ipotesi è confermata anche da una ulteriore perizia cinetica e da una "tecnica" sulle struttura del bus con i segni dell’incidente.

L’ultimo tassello che manca alla chiusura dell’indagine e al conseguente rinvio a giudizio è la relazione del medico legale, l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, si tratta dell’esito dell’autopsia sul corpo di Shirley Ortega Calangi, la donna morta a seguito dello scontro fra il bus e il mezzo Amsa. Un elemento che tuttavia non aggiungerà molto all’accertamento della dinamica che, come sostengono gli investigatori, non dovrebbe più rivelare sorprese. Tutti i racconti dei testimoni che quella mattina erano sul bus sono stati giudicati "inattendibili", perché inevitabilmente alterati dallo stato d’animo di chi li ha riportati. Ci sarebbero solo due testimoni che hanno reso un racconto lucido, non coinvolti direttamente nella vicenda, ma semplici passanti che avrebbero assistito all’incidente e sono racconti giudicati interessanti dagli investigatori, perché concordanti tutti sugli stessi punti e confermati poi dall’esito delle successive perizie.

Le ipotesi sulla causa dell’incidente riguardano, quindi, solo un "errore" di manovra, consistito nel passaggio con il semaforo rosso, attribuibile al conducente Atm.

Restano da vagliare le dinamiche della manovra di entrambi i mezzi, anche l’autista del mezzo dell’Amsa è stato indagato, solo per stabilire con certezza il bilanciamento esatto delle responsabilità.

Anna Giorgi