Soccorsi
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"Tu puoi morire in quel reparto davanti alla macchina...". E’ un audio choc quello acquisito agli atti di un processo per un incidente sul lavoro davanti al tribunale di Monza. Una telefonata che Ivan M., 39enne operaio della Vetrobalsamo spa, sede operativa a Sesto San Giovanni, registrò mentre chiedeva all’amministratore delegato dell’azienda - che al telefono perse letteralmente il controllo - di cambiargli temporaneamente mansione in attesa di riprendersi del tutto dopo le lesioni subite al lavoro per il malfunzionamento del macchinario. "Se sta male si metta in malattia - quasi gli urlava l’altro perdendo sempre più le staffe - ma io non la tolgo dalla macchina, piuttosto vado in galera...".

A dirla tutta, stando alla denuncia del lavoratore, assistito dall’avvocato Attilio Giulio, all’epoca del suo ferimento (estate del 2017) un paio di capireparto gli avrebbero fatto capire subito che sarebbe stato meglio non lo denunciasse proprio quell’incidente sul lavoro. Stando al racconto di M., mentre lavorava a un macchina (la Vetrobalsamo produce oltre mezzo milione di bottiglie al giorno per il mercato nazionale ed europeo) uno degli esemplari invece di staccarsi regolarmente venne proiettato con violenza sul volto dell’operaio rompendogli gli occhiali di protezione e provocandogli una ferita lacero contusa allo zigomo destro con abbondante perdita di sangue.

Cedendo in un primo tempo alle pressioni dei capireparto - in caso contrario gli "avrebbero reso la vita difficile", sostiene - il giovane non chiamò l’ambulanza ma entrò semplicemente in farmacia, dove invece lo indirizzarono subito al pronto soccorso. Successe poi, però, che per colpa di un granuloma formatosi dopo la medicazione a causa di minuscoli frammenti di vetro rimasti nella ferita sottopelle, M. dovette penare a lungo. E su indicazione del medico curante fece quella telefonata al capo dell’azienda per chiedere di poter essere assegnato almeno temporaneamente - in attesa di un eventuale intervento chirurgico - a una mansione diversa non potendo stare a contatto di fonti di calore. Da lì la telefonata all’ad e la reazione verbalmente violenta del capoazienda, convinto che l’operaio volesse solo approfittarne. Fatto sta che ora sia l’ad di Vetrobalsamo spa Amilcare T., sia due tecnici dell’azienda costruttrice della macchina ritenuta pericolosa sono a giudizio per lesioni colpose aggravate dall’inosservanza delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro. Gli ultimi due "per aver realizzato e fornito alla Vetrobalsamo spa una macchina da ritenere non conforme al requisito essenziale della sicurezza"; il capo azienda T. "per aver messo a disposizione dei propri lavoratori un’attrezzatura sprovvista di dispositivi a protezione del rischio derivante dalla proiezione di oggetti".