Il mezzo Amsa distrutto dopo lo schianto con il filobus in viale Bezzi
Il mezzo Amsa distrutto dopo lo schianto con il filobus in viale Bezzi

Milano, 5 febbraio 2020 - Non c’è prova che l’autista del filobus fosse al telefono quella mattina. E nessuna accusa del genere gli hanno contestato gli inquirenti, nemmeno dopo aver esaminato i tabulati relativi al cellulare. Se una passeggera che era a bordo ha testimoniato il contrario, riscontri alle sue parole, evidentemente, non si trovano.

Verrà affidata a breve a un ingegnere specializzato la consulenza tecnica che dovrà ricostruire l’incidente del 7 dicembre scorso tra un filobus passato col rosso e un mezzo Amsa per la raccolta dei rifiuti. Shirley Ortega, 49enne baby sitter filippina, una passeggera, rimase gravemente ferita e morì il giorno dopo. Furono 18 in tutto le persone coinvolte, dodici vennero trasportate in ospedale. L’esperto dovrà procedere agli accertamenti sul bus per ricostruire nel dettaglio la dinamica dello scontro col camion dei rifiuti, anche a partire dalle immagini delle telecamere che ripresero l’incidente tra viale Bezzi e via Marostica. Le accuse nei confronti dell’autista del 28enne autista del bus (anche se come atto dovuto è indagato anche il conducente Amsa) restano l’omicidio stradale aggravato e le lesioni colpose: avrebbe tenuto una "condotta imprudente" con passaggio al semaforo rosso senza decelerazione. "A 38 secondi dalla partenza ha avuto un mancamento, un malessere, un offuscamento della vista, un annebbiamento causato da qualcosa che non sa spiegare nemmeno lui, così ha reagito d’istinto, ma poi si è accasciato" spiegò a fine dicembre l’avvocato Salvatore Leotta, legale dell’autista che si fece interrogare dal pm Rosaria Stagnaro.

Davanti al magistrato, F.G., assunto in prova da Atm, rispose per quasi due ore a tutte le domande. E raccontò di aver avuto proprio il giorno dell’incidente quel malore, che però non arrivò isolato ma sarebbe stato preceduto "da altri episodi", più o meno gravi. Qualche giorno prima aveva avuto lo stesso problema - non sapeva se dovuto a un guaio di pressione o cervicale - mentre aspettava un turno di scorta. Dolore passato comunque senza che fosse dovuto ricorrere alle cure mediche. Quanto alla completa ricostruzione della dinamica dell’incidente, che il consulente dovrà portare a termine nei prossimi mesi, per ora l’unica certezza emersa dal video choc ripreso dalle telecamere esterne in quella zona, è che G. sia passato con il rosso. Dalle immagini si vede chiaramente il semaforo lungo viale Bezzi, mentre il mezzo Amsa attraversava regolarmente con il verde. "È accertato che il filobus non ha rispettato la precedenza semaforica", chiarì da subito anche il sindaco Giuseppe Sala.

Secondo la ricostruzione della polizia locale, la povera Shirley era in piedi davanti alla porta centrale del mezzo Atm proprio nel punto colpito dal camion Amsa e venne quindi sbalzata sull’asfalto. Un’altra quindicina di passeggeri, comprese due bambine, se la cavò per fortuna senza gravi conseguenze. Cristian Ghinaglia, 45 anni, compagno di Shirley, sperò fino all’ultimo in un miracolo: "Non doveva andare così, avevamo tutta la vita da trascorrere insieme" . Baby sitter per professione e passione ("ci sapeva fare tantissimo con i bambini"), Ortega era arrivata in Italia nel 2007: prima un periodo di ambientamento a Messina insieme a uno dei fratelli, poi il trasferimento a Milano da una sorella. La mattina della tragedia stava andando a trovare un’amica ed era appena salita sulla 90.