Incendio al Tribunale di Milano
Incendio al Tribunale di Milano

Milano, 29 marzo 2020 - Ci mancava solo il black-out dopo l’incendio. È questo il primo problema che una squadra di elettricisti già oggi cercherà di affrontare e se possibile risolvere al settimo piano, almeno per l’emergenza. Dove non sono arrivate le fiamme a distruggere (vedi la cancelleria centrale dei gip e l’archivio) ha provveduto l’inevitabile tilt dell’impianto elettrico a rendere impraticabili anche le stanze non raggiunte dal fuoco. Stanze che però sono rimaste al buio.

E sono gli uffici dei magistrati di sorveglianza, proprio quelli dove in questi giorni era tutta una corsa a scovare fascicoli per rispondere alle istanze dei detenuti che in questi tempi di virus potrebbero scontare a casa quel che resta loro delle condanne sotto l’anno e mezzo. È «tutto allagato, tutto buio, non abbiamo potuto fare il turno di oggi", diceva ieri sconsolata la presidente del tribunale di sorveglianza Giovanna Di Rosa, proprio nel momento in cui l’ufficio è più impegnato di tutti sul fronte dell’emergenza sanitaria, con le possibili scarcerazioni da valutare ed effettuare per alleggerire la pressione sulle carceri. Invece anche le stanze della Sorveglianza sono al settimo piano, che è stato dichiarato inagibile. "Abbiamo dovuto inoltrare gli atti urgenti a Pavia", spiega ancora Di Rosa dando conto delle difficoltà legate alla mole di lavoro da portare avanti col personale ridotto al minimo. "Stiamo dando risposte oltre le nostre forze e ora i nostri uffici sono chiusi", aggiungeva.

Dopo una riunione tra i vertici giudiziari milanesi e i dirigenti del ministero di Giustizia - ieri pomeriggio in videoconferenza - è proprio questo il primo ostacolo che i tecnici proveranno a rimuovere. Che ci saranno ritardi su tutti fronti, del resto, è scontato. "Ritardi sulle attività programmate e sulle udienze della prossima settimana", che dovranno essere rinviate, ha ammesso il presidente del Tribunale Roberto Bichi. Il tentativo era quello di salvare il più possibile l’agibilità dei piani, dove i vigili del fuoco in mattinata stavano già asciugando l’acqua utilizzata per lo spegnimento delle fiamme. E nel pomeriggio, fortunatamente, una verifica più approfondita confermava l’agibilità degli uffici della Sorveglianza al settimo piano (sempre al buio però) e limitava la chiusura del sesto a solo tre stanze di una sezione “civile“ e - al quinto - ad una dell’Antimafia.