L'incendio in via Chiasserini
L'incendio in via Chiasserini

Milano, 13 giugno 2019 - Un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 persone, di cui 8 in carcere, 4 agli arresti domiciliari e altre 3 con l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Tutti responsabili a vario titolo di «traffico illecito di rifiuti, attività di gestione non autorizzata e intestazione fittizia di beni». Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Dda, erano partite dall’incendio del capannone della 'Ipb' in via Chiasserini 104, distrutto nel rogo divampato il 14 ottobre 2018.

Provenivano in gran parte della Campania i rifiuti che bruciarono quella sera. Un incendio che riempì di fumo la città per giorni e che richiese l’intervento di 172 equipaggi dei vigili del fuoco per essere spento. Dopo quattro mesi di indagine la squadra Mobile, in collaborazione con i carabinieri del Noe e sotto il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia di Milano, diretta da Alessandra Dolci, riuscirono ad individuare i titolari della discarica abusiva e responsabili del traffico illecito. Non sono ancora sufficienti le informazioni raccolte per addebitare ai soggetti anche l’aver appiccato materialmente l’incendio e non è stata attribuita l’aggravante mafiosa. Secondo quanto hanno rivelato le indagini, la maggior parte dei rifiuti provenivano dalla raccolta urbana di Napoli e Salerno: si tratta del 38 per cento delle oltre 137mila tonnellate che l’associazione gestiva. Quasi tutte le ecoballe recavano infatti la sigla 0191212, che corrisponde alla raccolta proveniente proprio dalle due città.

Con la richiesta di 2 milioni e mezzo di euro di danni da parte della Ipb srl, la società proprietaria del deposito-discarica abusivo poi incendiato, ha preso il via il processo con al centro la prima tranche delle indagini su un traffico illecito di rifiuti per il quale sono alla sbarra 4 persone. A quantificare la cifra, comprensiva della bonifica dell’area e del recupero del capannone andato in fiamme, è stato l’avvocato Antonella Pettinato, il legale della società, della quale per altro è anche socia con una partecipazione del 20 per cento delle quote. Il collegio, presieduto dal giudice Maria Luisa Balzarotti, ha anche ammesso due parti civili, la Città metropolitana milanese e il Comune di Milano, le quali hanno calcolato i danni rispettivamente in 1.759.000 euro (sono compresi i danni di immagine) e 2,2 milioni di euro. Le persone per cui il pm titolare dell’indagine, Donata Costa, aveva chiesto il rito immediato erano 13, ma nove di loro hanno scelto i riti alternativi - abbreviati e patteggiamenti - e per loro è stata fissata un’udienza per il 11 luglio davanti al gup Teresa De Pascale.