Alessandro Gallelli, trovato morto in carcere
Alessandro Gallelli, trovato morto in carcere

Milano, 7 dicembre 2019 - La procura riapre il caso di Alessandro Gallelli, il 21enne che oltre sette anni fa, nel febbraio 2012, venne trovato cadavere in una cella del carcere milanese di San Vittore. Una morte archiviata come suicidio, ma sulla quale la famiglia del ragazzo non si arrende. I genitori hanno presentato nuovi elementi, tra cui una perizia medica, che supporterebbe la loro tesi di omicidio volontario.

I legali dei familiari del giovane, tra cui l’avvocato Antonio Cozza, hanno depositato una consulenza nella quale si sostiene che Gallelli venne ucciso «mediante strozzamento con successiva attività di staging» per simulare un suicidio. Da qui la nuova denuncia trasmessa all’aggiunto Tiziano Siciliano che a sua volta, aprendo un modello 44 a carico di ignoti, ha già affidato un incarico a un consulente di parte. Ieri i familiari del 21enne, con il legale Cozza, hanno incontrato il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, dopo aver manifestato per chiedere giustizia davanti a palazzo di giustizia. Sul caso della morte del giovane, trovato impiccato con un laccio, in passato erano già state archiviate altre indagini, che riguardavano, come si legge negli atti, «ipotesi di responsabilità omissiva nella forma del non aver impedito la morte» o dell’aver «indotto il ragazzo al suicidio». Era stato archiviato anche un fascicolo che vedeva indagati per omicidio colposo due agenti della polizia penitenziaria. Una richiesta di archiviazione di un’ultima indagine per omicidio colposo a carico di ignoti era stata presentata nei mesi scorsi dall’aggiunto Siciliano. I legali della famiglia si erano opposti e sulla base della consulenza avevano puntato sulla richiesta di nuove indagini per omicidio volontario.

Il gip aveva disposto l’archiviazione spiegando di non poter accogliere la richiesta di ordinare alla Procura di indagare per omicidio volontario quei «soggetti che potevano avere accesso alla cella» dove era detenuto Gallelli. Ciò che viene prospettato nella consulenza, aveva scritto il gip, è un «fatto del tutto diverso» rispetto al procedimento di omicidio colposo. Per il giudice, però, era «chiaro che il tenore e il contenuto della consulenza di parte» dovranno «essere nel caso utilizzati» o come «fondamento di una nuova denuncia» oppure come elemento nuovo e «utile» per riaprire le indagini.