Imen Boulahrajane
Imen Boulahrajane

Milano, 11 marzo 2019 - Spiega l'economia e la politica ai suoi coetanei e lo fa così bene, in modo così originale e accattivante da aver conquistato in poco tempo oltre alle migliaia di follower, in costante crescita su Instagram, l’attenzione dei talk televisivi. E questo per un motivo molto semplice: perché quando parla lei l’audience sale. Imen Boulahrajane, 24 anni, italianissima (nata a Varese e lavora a Milano) con papà e mamma marocchini, musulmana, si appassiona a tutto quello che succede nel mondo per poi raccontarlo agli altri sui social con parole e immagini, sempre in modo chiaro, fresco, obiettivo, mai banale. I dazi di Trump, la Brexit e i tormenti di Theresa May, la Bce, la recessione e la manovra economica non hanno segreti per lei. Il bisogno di conoscere è nato un giorno preciso, il 12 settembre del 2001. Aveva sette anni. Quando arrivò a scuola, all’indomani dell’attacco all’America, la maestra chiese a bruciapelo solo a lei, unica musulmana della classe, cosa ne pensava di quello che era accaduto e se i suoi genitori stavano dalla parte di Osama Bin Laden. Un trauma, Imen tornò a casa in lacrime, ma da allora volle sapere.

Imen, come sono nate le lezioni di economia in pillole che lei fa su Instagram?

«Quest’estate, a una tavolata di amici, ho scoperto che nessuno sapeva cosa volesse dire spread. Per me è stato sconvolgente. Così ho deciso che mi sarei impegnata, sia pure nel mio piccolo, ad aiutare amici e coetanei a capire le questioni della politica economica, insomma a intercettare quelli che passano ore davanti al computer o alla play station. I ragazzi non vanno alle conferenze, non guardano la tv generalista, l’unico modo per coinvolgerli è quello di usare un mezzo che conoscono, che li fa sentire a loro agio, e quindi i social e in particolare Instagram. Perché non è vero che i ragazzi se ne fregano, anzi è vero tutto il contrario, sono molto interessati, vogliono capire le cose e farsi un’opinione. Ma bisogna parlare la loro lingua sui loro mezzi».

Già, però Instagram non è solo condivisione di idee e punti di vista ma è anche una vetrina per vanitosi e “acchiappalike”. O no?

«Sì è vero, c’è questa deriva, ma non è solo una gara tra chi posta la foto più bella delle lasagne che ha mangiato o del tramonto che ha visto. Ci sono contenuti anche molto “trash” ma in realtà Instagram è uno strumento potentissimo che può essere utilizzato bene per finalità più serie, per informare ed essere informati. Non siamo liberi se non siamo informati».

Lei spiega su Instagram l’economia politica agli altri. Ma a lei chi l’ha insegnata?

«Io devo ringraziare un bravissimo insegnante, il mio professore di Storia e Filosofia al liceo di Gallarate che invece di limitarsi a raccontare gli avvenimenti ci spiegava le motivazioni economiche che stavano dietro ai fatti».

E la passione per la politica quando è arrivata?

«A diciotto anni mi sono avvicinata alla politica grazie a un amico che ha fondato FutureDem, ho seguito la campagna elettorale a Milano di Beppe Sala e poi la campagna referendaria. Adesso sono entrata a far parte della direzione del Pd di Varese».

Di recente lei ha detto che in Italia succedono cose che la indignano. Quali?

«Mi fa rabbia vedere il mio Paese che va avanti per contingenze quotidiane: una volta c’è il latte, un’altra volta la Diciotti, senza una strategia, senza un vero progetto di crescita, in un clima di perenne campagna elettorale. Mi fa rabbia che non si facciano riforme. Anche quella elettorale che è fondamentale per la stabilità politica è finita nel dimenticatoio. E mi fa rabbia anche che non si facciano le grandi opere per paura del magna-magna, della corruzione o della mafia». In questi ultimi tempi la realtà ha superato la fantasia?

«Assolutamente. Mai avrei potuto immaginare di vedere Trump alla Casa Bianca o l’Inghilterra che vota per uscire dall’Europa. E anche un governo Lega-Cinquestelle era quasi impensabile fino a poco tempo fa»

Dove si vede fra dieci o vent’anni? Parlamentare? Giornalista?

«Per ora penso all’oggi e a perfezionare questo mio progetto con format sempre molto snelli ma più strutturati. Però la politica mi piace»

E sulla torre con Di Maio e Salvini. Chi butta giù?

«Butto Di Maio purtroppo. Salvini bene o male ha una rete di protezione dietro che lo frena».