Imane Fadil
Imane Fadil

Milano, 22 marzo 2019 - Non c'è  traccia di sostanze radioattive nel corpo della ex modella marocchina. Dalle prime analisi sui campioni di tessuti degli organi prelevati a Imane Fadil, una delle testi d’accusa del processo Ruby, non è emersa alcuna evidenza macroscopica di radioattività. I prelievi sono stati effettuati ieri pomeriggio sul fegato e su un rene della ragazza, morta tre settimmane fa dopo un’agonia durata un mese. L’ultima parola spetterà all’istituto Enea di Roma, ma è l’estremo scrupolo nella ricerca di una verità che è apparsa fin dal primo momento molto difficile, sia per le oggettive condizioni di salute in cui era precipitata velocemente la giovane, sia per la gestione molto confusa a livello mediatico di una vicenda così grave e complessa da parte della Procura.

Comunque, pare che finalmente si riesca a mettere un po’ di ordine nella storia tragica di questa donna, che ancor prima di essere stata una olgettina ospite delle «cene elegati» di Arcore, era una ragazza fragile e sfortunatissima. A tre settimane dalla sua morte tra mille sofferenze nella clinica Humanitas di Rozzano, alle porte diMilano,l’assenza di tracce di radioattività riduce a due le ipotesi investigative: avvelenamento da metalli oppure decesso per una malattia di non facile diagnosi. La prima ipotesi deriva dai riscontri emersi in un primo momento dall’analisi di sangue e urine: «valori alti, ma non letali» per cinque metalli, tra cui cadmio, cromo, molibdeno e antimonio, «quest’ultimo cento volte superiore» alla norma. Questo quadro di sospetto «avvelenamento» però, per i medici non sarebbe necessariamente compatibile con le conseguenze che hanno portato la modella alla morte. Quei cinque metalli presenti anche in dosi abbondanti nel sangue della giovane sono solo «potenzialmente» velenosi. Alcune di quelle sostanze, presenti sotto forma di sali, non sarebbero poi così difficili da reperire, anche se nulla di questo è stato trovato a casa della ex modella, che faccia ipotizzare che la ragazza, testimone d’accusa nei processi Ruby, possa aver volontariamente o per errore assunto quelle sostanze.

L'ipotesi più accreditata, lo dicono gli stessi investigatori, (c’è chi ha parlato di «80 per cento di possibilità») sarebbe quindi quella di una malattia rara, una di quelle patologie difficili da diagnosticare che potrebbero avere aggravato la situazione generale della salute di Imane, già provata dal «Les» (lupus eritematoso sistemico), malattia autoimmune che le è stata riscontrata in ospedale come risulta dalla cartella clinica. A chiarire le cause della morte potrebbe essere definitivamente l’autopsia, prevista forse già per domani. Nei giorni scorsi, comunque, il pm Luca Gaglio e il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano hanno acquisto agli atti dell’inchiesta – aperta nei confronti di ignoti per omicidio volontario – diverse testimonianze di familiari, amici, medici e del legale che ha avuto contatti con l’ex modella fino agli ultimi giorni. Hanno potuto così accertare, per esempio, che i primi sospetti che il dramma di Fadil fosse dovuto ad avvelenamento non partirono dalla ragazza, ma degli stessi sanitari che ai primi di febbbraio le chiesero il consenso informato per poter cercare tracce di arsenico nel suo corpo (che poi non trovarono). Solo da quel momento Imane si convinse che qualcuno volesse eliminarla. E in quei termini ne parlò con il fratello e con il suo avvocato, senza mai spingersi però a indicare chi – secondo lei – avrebbe potuto o voluto farlo".