Imane Fadil
Imane Fadil

Milano, 16 marzo 2019 - Solo una decina di giorni prima di morire Imane Fadil, una delle testimoni chiave del processo sul caso Ruby, aveva rivelato ai medici dell'Humanitas, dove era ricoverata in gravi condizioni, di temere di essere stata avvelenata. È quel che risulta all'Ansa in base alle cartelle cliniche che la Procura ha sequestrato il primo marzo, giorno in cui la modella marocchina di 34 anni è morta.

LE CURE IN OSPEDALE - A poter fare luce sulla misteriosa morte, comunque, come è stato riferito in Procura, saranno solo gli esiti dell'autopsia che avverrà alla presenza di un pool di consulenti nominati dai pm e guidato dalla notissima anatomopatologa Cristina Cattaneo. Da quanto è stato accertato finora, i sintomi che la giovane presentava prima di morire sono "compatibili" con l'avvelenamento. Entrata all'Humanitas lo scorso 29 gennaio,  lamentava gonfiori, importanti dolori all'addome, vomitava, e presentava un quadro clinico molto complicato. Dopo una prima valutazione è stata subito trasferita in terapia intensiva, dove sono iniziati tutti gli accertamenti possibili, tanto che una delle diagnosi, poi scartata, è stata quella di 'lupus', una malattia cronica di natura autoimmune che può colpire diversi organi e tessuti del corpo. La 34enne presentava una disfunzione del midollo osseo che aveva smesso di produrre globuli bianchi, rossi e piastrine. Nel cercare le cause di questo, i medici avevano anche pensato ad un tumore, poi escluso. Dopo di che per un aggravamento improvviso è stata trasferita in rianimazione dove, essendo anche molto agitata, è stata sottoposta a sedazione farmacologica. Poi, le sue condizioni sono migliorate ed è quindi stata trasferita nel reparto di Medicina generale, dove, dopo aver detto di avere il timore di essere stata avvelenata, sono stati effettuati gli accertamenti tossicologici di base, ai veleni più comuni e anche alle sostanze stupefacenti per capire se avesse assunto qualche droga 'mal tagliata'. Accertamenti che hanno dato esito negativo e, visto il progressivo aggravarsi delle condizioni di Fadil e il decadimento progressivo degli organi, i medici hanno deciso di tentare la strada delle analisi del dosaggio su cinquanta metalli al Centro di Pavia. E gli esiti sono arrivati quando lei era già morta.  

CENTRO ANTIVELENI: "NO MISURATA RADIOATTIVITAA'" - Il Centro Antiveleni dell'Irccs Maugeri di Pavia, che si è occupato del caso ha fatto però sapere che "non identifica radionuclidi e non effettua misure di radioattività". E che la consulenza tossicologia richiesta dalla clinica dove era ricoverata Fadil riguardava "il dosaggio dei metalli".  Nella nota, il professor Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni dell'Istituto Scientifico ha voluto precisare: "Campioni biologici della paziente sono stati inviati al Centro dall'ospedale in cui si trovava ricoverata, per esami e consulenza tossicologica. È stato richiesto il dosaggio dei metalli, ossia la loro individuazione in liquidi biologici, attività che è stata effettuata, e il cui esito è stato trasmesso alla struttura che lo aveva richiesto. Esito che era ed è evidentemente protetto da privacy". "Con riferimento al sospetto avvelenamento e alle notizie diffuse (si è parlato di un mix di sostanze radioattive ndr) - prosegue la nota - è opportuno ricordare che il Centro Antiveleni dell'Irccs Maugeri di Pavia non identifica radionuclidi e non effettua misure di radioattività". "Anche in considerazione della notizia di un'inchiesta disposta dall'Autorità giudiziaria - conclude il comunicato - il Centro Antiveleni dell'Irccs Maugeri Pavia non fornirà alcuna ulteriore dichiarazione". 

GLI AMICI: "ERA MOLTO SOSPETTOSA" - Secondo chi ha avuto modo di parlare con Fadil negli ultimi mesi, era "molto sospettosa", in particolare nell'ultimo anno. La giovane temeva anche di essere "controllata" e andava ripetendo che aveva ancora "molte cose da dire" sul caso con al centro le serate ad Arcore. La 34enne fu tra le prime a parlare del ‘bunga bunga’ nella villa dell'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, mentre altre ragazze sostenevano la versione delle "cene eleganti". Varcò la soglia di Villa San Martino quando aveva poco più di 25 anni e Berlusconi era all’apice del potere. Partecipò a otto cene, destinate a cambiare la sua vita. "Ero disperata, lavoravo poco e ambivo a incarichi importanti", aveva spiegato ai pm la modella. Le sue confessioni hanno permesso di svelare i dettagli delle serate hot che hanno portato a far esplodere, nel 2011, il caso Ruby, soprannome della marocchina, all’epoca minorenne, Karima El Mahroug.  Un fiume di parole, messe a verbale e ribadite in aula nei processi (l’ex premier nel 2015 fu assolto in Cassazione dall’accusa di prostituzione minorile e concussione), in una intricata vicenda giudiziaria oggi approdata al filone Ruby ter. Fadil aveva anche parlato di somme di denaro versate in cambio del silenzio e le sue dichiarazioni – con quelle di altre ragazze – hanno costituito un atto d’accusa nei confronti di Berlusconi nell’inchiesta Ruby ter. E' stata fino all'ultimo davanti ai giudici anche a metà gennaio scorso, prima di essere estromessa come parte civile dal processo. 

BERLUSCONI: "MAI CONOSCIUTA" - "Spiace sempre che muoia qualcuno di giovane, ma non ho mai conosciuto questa persona, né le ho mai parlato", ha detto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, rispondendo a Melfi, in provincia di Potenza a una domanda di un giornalista a proposito della morte di Imane Fadil. E ha aggiunto: "Quello che ho letto delle sue dichiarazioni mi ha sempre fatto pensare che possano essere tutte cose inventate e assurde".