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10 mag 2022

Il tarassaco di piazzale Aquileia

maurizio
Cronaca

Maurizio

Cucchi

Arrivo in viale San Michele del Carso con uno scopo ben preciso: l’acquisto di viveri per la mia dolce Zoe, magnifico esemplare di gatta birmana. Lì, infatti, c’è "Arcaplanet", che è un fornitissimo emporio di generi vari, alimentari e di comfort, per i nostri domestici e cari amici. Rientrando soddisfatto sui miei passi, sono dapprima incerto sulla direzione da prendere, e vengo presto a trovarmi davanti alla bella Casa Rota-Gavazzi, che fu realizzata tra il 1877 e il 1879. Ne osservo rapido l’aspetto distinto, come quello, del resto, di gran parte dei palazzi d’abitazione della via, leggo di fronte la scritta di Mister Bricolage e oltrepasso poi il Liceo Moreschi, dai muri che ovviamente sono sconciati dalle solite orrende e intollerabili scritte che deturpano la città un po’ dappertutto. Arrivo dunque in zona dove in un tempo non così remoto c’erano le mura spagnole, sono allo storico

Fopponino, il cimitero di Porta Vercellina, che nel ‘500, al tempo della prima grande peste, era il foppone, poi divenuto cimitero di Porta Magenta (soppresso a inizio Novecento). Ma ha una sua lunga e complicata vicenda che non è qui il momento e il luogo di riassumere. Ricordo solo che nel 1964, su disegno di Giò Ponti, fu lì ultimata la chiesa, dedicata a San Francesco d’Assisi. Sono dunque in piazzale Aquileia, oltrepasso il dolce baracchino del fioraio e mi guardo attorno, quasi attratto dal simpatico gran verde che mi accoglie e ne osservo pacifico le diffuse margheritine, ma soprattutto mi fermo davanti a un minimo soffione, il tarassaco comune, che sappiamo spesso citato anche dai poeti per i suoi diversi valori simbolici. Vorrei fermarmi, coglierlo e soffiare per vederlo magicamente disperdersi nel vento suscitandomi presagi. Ma non me la sento di turbare la quiete semplice (e un po’ triste, in effetti...) della piazza, e così la attraverso lemme lemme e mi dileguo tranquillo verso altre mete.

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