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4 mag 2022

Il ritorno del credito al consumo

riccardo
Cronaca

Riccardo

Riccardi

Senza essere cattivi profeti la guerra in Ucraina e le conseguenti sanzioni alla Russia condurranno le principali economia europee, Germania, Francia ed Italia, ad un’inevitabile recessione. Se ne parla già a Berlino, dove abbandonati frettolosamente i vecchi modelli di energia, la dipendenza al gas russo è determinante. Stesso discorso per l’Italia oltretutto alle prese con un alto debito pubblico. Non ne scampa neppure la Francia, pur avendo in funzione ancora centrali nucleari. Rialzo dei tassi per contrastare l’inflazione. L’inevitabile stretta colpirà aziende indebitate e meno patrimonializzate. Tornerà di moda l’utilizzo di strumenti di natura creditizia che ebbero grande successo a cavallo degli anni ’70 e ’80. Factoring, leasing e consumer credit. Il factoring trasformando i crediti in cash ampliò la capacità di ottenere credito. Il leasing basandosi sul possesso permetteva di conseguenza alle Pmi di investire. Il consumer credit consentì l’acquisizione di beni strumentali durevoli alle famiglie che, con un esborso mensile modesto potevano disporre di auto, elettrodomestici, computer e quant’altro. Con il prepotente ingresso della finanza, con il costo del denaro quasi a zero ed una liquidità abbondante, la banca non considerò più core business il credito. Poco profittevole. Il sistema dovrà tornare all’antico. Ridare cittadinanza al prestito per un duplice ordine di motivi. Le famiglie, producendo meno risparmio, torneranno al debito per acquisire beni non più voluttuari ma indispensabili. Le banche del territorio, messe da parte per essere sostituite da algoritmi centralizzati, torneranno di moda. Vincente sarà la personalizzazione del cliente con il ritorno al fisico. Che significa conoscenza reale e non virtuale. Chi ha creduto al factoring, al leasing ed al credito al consumo, nelle loro forme tradizionali e meno rischiosamente innovative, sarà vincente.

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