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7 dic 2021

L'omicidio di Milano e quel precedente: docente fatto a pezzi e chiuso in valigia

Nell'agosto 2017 un professore in pensione fu brutalmente assassinato da due conoscenti. Le analogie con l'omicidio di Porta Romana

Gianluca Civardi e Paolo Grassi e i rilievi in via Settembrini il 7 agosto 2014
Gianluca Civardi e Paolo Grassi e i rilievi in via Settembrini il 7 agosto 2014

  Il delitto dell’anziano a Porta Romana ha fatto correre la mente a un altro efferato omicidio avvenuto il 7 agosto 2014 in via Settembrini, ricordato come “il delitto del trolley“. La vittima era Adriano Manesco, professore in pensione, ucciso con almeno 22 coltellate e poi fatto a pezzi e rinchiuso in una valigia. I due colpevoli - Gianluca Civardi e Paolo Grassi - sono stati condannati all’ergastolo in via definitva dopo poco più di tre anni dal delitto dell’ex docente. Secondo quanto accertato nei tre gradi di giudizio, il 7 agosto 2014, i due amici si presentano nell’appartamento di Manesco, che da qualche tempo frequentava Grassi. Dopo un pomeriggio passato insieme, i due immobilizzano il 78enne, gli estorcono i codici d’accesso al suo conto corrente e gli rubano computer, portafogli, telefonino e chiavetta per l’home banking. Poi avviene l’omicidio, particolarmente efferato: Civardi e Grassi cercano di strangolare Manesco senza riuscirci, poi lo accoltellano provocandogli "plurime lesioni da punta e da taglio al torace e al capo" fino a perforargli i bulbi oculari. Poi fanno a pezzi il cadavere e ne occultano le parti sezionate: testa e visceri in una valigia poi buttata in un cassonetto della stazione ferroviaria di Lodi, braccia e mani in un altro sacchetto. Quindi, i due assassini salgono in macchina e raggiungono Piacenza. Lì vengono controllati e fermati dalla polizia mentre stanno cercando di liberarsi dei vestiti sporchi di sangue. Condannato all’ergastolo sia in primo grado che in Appello (con riduzione del periodo di isolamento da otto a sei mesi), Civardi aveva presentato ricorso in Cassazione chiedendo che non venisse contestata l’aggravante della crudeltà. Tesi respinta al mittente dalla Suprema Corte, che ha ritenuto legittima la decisione dei giudici di merito, reputando "l’azione lesiva" di Civardi e Grassi connotata "da particolare insensibilità, spietatezza ed efferatezza". ...

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