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17 mar 2022

Guerra, siccità, selvatici "Agricoltura in ginocchio"

L’Sos di Alessandro Rota, presidente dei giovani imprenditori di Coldiretti: "O ci aiutano subito o rischiamo di perdere il patrimonio zootecnico"

barbara calderola
Cronaca
Alessandro Rota con il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana
Alessandro Rota con il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana
Alessandro Rota con il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana

di Barbara Calderola

"O ci aiutano subito, o chiudiamo". Allevatori e agricoltori strozzati dall’inflazione e dall’impennata dell’energia e delle materie prime anche sul territorio. "Sono 3.500 le aziende in bilico nell’hinterland. La corsa dei prezzi era cominciata prima della guerra, ora però siamo alle stremo". Alessandro Rota, presidente dei giovani imprenditori di Coldiretti, lancia l’allarme: "L’autonomia è finita". C’è una sola parola per definire la situazione, che peggiora di giorno in giorno: "Disastro". E lui, a Cassano, dove c’è la sua azienda, ha diversificato l’attività: oltreché cerealicoltore, da un anno produce anche latte. "La grande distribuzione sta provando a contenere i listini, un’opera meritoria, ma tutto questo si riflette sulla base, cioè su di noi, primo anello della catena: stiamo lavorando nella speranza di non perdere il patrimonio zootecnico, molti sono stati costretti a limitare la razione agli animali, altri pensano a ridurli, altri ancora hanno già chiuso. Ho 300 capi e non so cosa sarà di noi".

Un’infezione che rischia di propagarsi "se il governo non interviene subito e in modo strutturale. Servono un’iniezione di liquidità e il giusto prezzo dei prodotti o noi continueremo a sprofondare in rosso". La congiuntura Covid-Ucraina si innesta "sui rincari già in corso prima, siamo di fronte a un fattore ulteriormente sfavorevole, ma il conflitto si aggiunge a difficoltà precedenti". Un quadro a tinte fosche con cifre che tormentano le aziende. Rispetto a un anno fa il mais a uso zootecnico ha fatto un balzo in avanti del 100%, il frumento del 70, la soia del 50, l’energia elettrica del 500% e i concimi a base di azoto del 140, in queste condizioni i conti non tornano anche con eventuali aumenti. Ma chi si occupa di latte non può nemmeno pensarci, il dovuto è fissato e anche quando viene riconosciuto non basta a coprire le spese. E a fine giornata l’invenduto va buttato. La parabola quotidiana dell’oro bianco potrebbe diventare un cappio ancora più stretto intorno al collo. "Quest’anno annaspiamo ma stiamo a galla perché utilizziamo i mangimi del 2021, acquistati a valori ‘normali’, ma nel 2023, vista l’attuale impennata, le uscite saranno il doppio o il triplo e noi saremo in ginocchio. Lo scenario che ci si prospetta è un crollo della produzione con filiere alimentari sempre più a rischio". "Per capire quanto siano complessi i nostri problemi basta pensare agli animali selvatici: senza piani ci di contenimento e le nutrie, ad esempio, si portano via ogni anno il 5% del nostro mais".

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