Milano, 16 maggio 2018 - A uccidere Tiziana è stato lo schianto contro quel guard rail maledetto e fuorilegge. E ora sono in quattro - l’addetto di un’impresa e tre dipendenti di Palazzo Marino - a doversi difendere dall’accusa di omicidio colposo per aver contribuito alla morte della ragazza.

Da anni i tecnici comunali avrebbero dovuto verificare che quella barriera stradale vicino piazza Mistral a Rogoredo, sul raccordo per l’Autosole, era stata montata male fin dall’inizio e intervenire. Invece, stando agli inquirenti, niente. Nemmeno dopo una drammatica serie di quattro incidenti avvenuti sempre in quel punto a partire da novembre 2016. Il 3 febbraio dell’anno scorso Tiziana Mangano, appena 30 anni, perse il controllo della sua auto 500 e dopo un paio di testacoda andò a sbattere proprio lì. E un pezzo di metallo orizzontale, che penzolava senza ragione dalla barriera, sfondò la portiera destra della vettura e si conficcò nel corpo della ragazza uccidendola. Ora le indagini coordinate dal pm Sergio Spadaro sono chiuse, e alla luce della consulenza tecnica acquisita la Procura potrebbe chiedere il processo per 4 persone. Tra gli indagati c’è il geometra A.B., già direttore dei lavori sul guard rail nel 2010, che in sede di collaudo certificò che tutto era stato fatto ad opera d’arte. Invece, stando al pm, «la nuova barriera a tripla lama non veniva correttamente raccordata al profilato orizzontale della barriera già presente», che perciò rappresentava un «pericolo occulto per gli utenti della strada». Sempre il geometra B., dirigendo i lavori anche dell’appalto del 2014 che avrebbe dovuto risolvere il problema, in sede di collaudo certificò di nuovo che tutto era a posto. Invece l pm Spadaro accusa anche A.R., direttore tecnico di Nuove Iniziative srl che nel 2014 ottenne l’appalto, ma che per l’accusa «ometteva completamente l’installazione del profilato orizzontale della nuova barriera», lasciando che quello della vecchia «restasse basculante», senza nemmeno proccuparsi di fare «una tempestiva segnalazione dello stato di pericolo al direttore dei lavori».

La catena delle responsabilità per il guard rail killer di Rogoredo però non si ferma qui. Dall’accusa di aver contribuito a provocare la morte della ragazza per negligenza e imperizia dovrà difendersi anche il dirigente comunale R.V., collaudatore tecnico amministrativo delle opere relative all’appalto del 2014 e dal 2016 responsabile dell’area tecnica infrastrutture per la mobilità. Non solo l’ingegnere avrebbe certificato malamente la bontà dell’intervento di Nuove iniziative srl. Ma non mosse un dito nemmeno dopo che a novembre 2016 «il guard rail era stato ulteriormente danneggiato essendo stati abbattuti i ritti di sostegno e divelta la barriera a tripla lama». Colpa grave, per la Procura, avrebbe infine anche R.M. come responsabile del 4° reparto strade del Comune, tanto più dopo la segnalazione ricevuta dalla polizia locale relativa al danneggiamento del guard rail nel novembre di due anni fa, perché il funzionario non avrebbe segnalato al responsabile di area tecnica «la pericolosità della situazione in essere», dimenticandosi pure di far intervenire d’urgenza l’apposito Nucleo comunale. Solo dopo la morte di Tiziana quelli si mossero modificando lo scorrimento sulla carreggiata. Davvero troppo tardi.