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20 nov 2021
20 nov 2021

Green pass fasulli a portata di click. E si arriva a spendere 250 euro

Nuova "banca dati" con passaporti vaccinali scoperta dal Garante per la Privacy. Il mercato continua a fare gola agli irriducibili: si indaga da Milano a Roma

20 nov 2021
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Green pass
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Milano - Green pass falsi, scaricabili con un click e quasi identici agli originali. I certificati vaccinali - con tanto di QR Code e numero del lotto del vaccino - questa volta, erano disponibili on line su una nota piattaforma di file sharing. Chiunque avrebbe potuto salvarli e modificarli inserendo il proprio nome e poi utilizzarli. Oppure venderli ad altri, a caro prezzo. La nuova banca dati di ‘passaporti verdi’ è stata scoperta dal Garante per la Protezione dei dati personali che ha lanciato l’allarme per la pericolosa diffusione di dati. In rete non è certo il primo database di questo genere ad essere comparso negli ultimi mesi, circola sulle chat dei no Green pass il video di un uomo che spiega di aver scaricato tutto l’archivio italiano dei certificati fino al 15-16 ottobre, semplicemente utilizzando un comune programma di file sharing. E proprio mentre i contagi aumentano, sono migliaia gli ‘irriducibili’ No Vax che si rivolgono a internet per evitare di sottoporsi alla profilassi per il Covid-19. Sono disposti a spendere anche diverse centinaia di euro (c’è anche il listino, con prezzi fino a 250 euro, o due a 450 euro) – e a rischiare sanzioni – pur di non adeguarsi alle regole anti Covid. Solo qualche settimana fa un misterioso “venditore polacco” cedeva al prezzo di 300 dollari certificati funzionanti in tutta Europa, con cui potersi spacciare per cittadini vaccinati a Varsavia. E per convincere i “clienti“ della genuinità dell’offerta, aveva creato il Green Pass di Adolf Hitler.

Gli informatici italiani non sono certo da meno. Nel luglio scorso un’indagine condotta dal procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco e dai pm Eugenia Baj Macario e Maura Ripamonti aveva portato alla luce un traffico di fiale di vaccini e falsi certificati vaccinali venduti sul dark web. Il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi tecnologiche della Guardia di Finanza, guidato da Gianluca Berruti, avevano individuato e sequestrato dieci canali e account Telegram, che rinviavano ad account anonimi. Vie attraverso le quali era possibile interfacciarsi con il venditore e procedere all’acquisto. Il tutto dopo aver completato il pagamento, in criptovalute. L’organizzazione garantiva certificati validi anche per altri Stati europei, per Svizzera e Stati Uniti. Se le indagini della Procura di Milano sono ormai in fase avanzata, un nuovo filone si è aperto per il commercio on line dei passaporti vaccinali. Questa volta ad indagare è la procura di Roma sulla base della segnalazione del Garante per la protezione dei dati personali. Spetterà al Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi tecnologiche – dopo una riunione operativa fissata lunedì mattina – il compito di acquisire gli archivi on line e accertarne la provenienza.

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