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18 mag 2022

Grazie Lilly apripista nelle professioni

18 mag 2022
laura
Cronaca

Laura

Agnoletto Baj*

Perché noi donne dobbiamo tanto alla macchina da scrivere? Prima della macchina da scrivere gli unici lavori a cui potevano ambire le donne erano: fare l’operaia, la domestica, la ricamatrice e poco altro ma non esisteva per le donne un lavoro d’ufficio che richiedesse una formazione. Faccio un passo indietro: nel 1882 il signor Christopher Lathan Sholes brevettò in America la macchina da scrivere “The Caligraph“ e negli anni che furono necessari per mettere a punto il modello definitivo chiedeva sempre alla figlia Lilly di provare i vari prototipi; quando finalmente riuscì a commercializzare le prime macchine da scrivere consigliò a tutti di farla utilizzare da una donna visto che Lilly si era dimostrata brava nel lavorare con questa nuova macchina. Così nacque il nuovo lavoro da dattilografa eo segretaria. Pensate che in America alla fine del 19esimo secolo una domestica guadagnava da 2 a 5 dollari a settimana, un’operaia guadagnava da 1,5 a 8 dollari a settimana mentre una dattilografa da 6 a 15 dollari, quasi dieci volte di più... Ma per scrivere a macchina bisognava anche conoscere bene la lingua, nacquero così molte scuole per dattilografe. Le donne ebbero finalmente accesso ad un lavoro in un posto sano e non usurante, ad una maggior istruzione, ad un lavoro più retribuito e quindi ad una maggiore indipendenza. Anche l’abbigliamento cambiò, fino alla prima guerra mondiale molte donne portavano ancora il corsetto e comunque i vestiti rendevano spesso difficili i movimenti, diventare segretariadattilografa significava anche rivoluzionare i vestiti. Da notare che fin ai primi anni ’60 molti contratti da segretaria prevedevano il licenziamento nel momento in cui la donna si fosse sposata. Per l’ Italia la macchina da scrivere fu anche un importante elemento economico e culturale, l’Olivetti per esempio divenne famosa proprio attraverso le macchine da scrivere. Sia la “Lettera 22” disegnata da Marcello Nizzoli che la “Valentine” disegnata da Ettore Sottassass jr. divennero delle vere icone del design italiano nel mondo e sono esposte in molti musei compreso il MoMa di NY.

* Docente Ied

Istituto Europeo di Design

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