Matteo Lancini, presidente Fondazione Minotauro
Matteo Lancini, presidente Fondazione Minotauro

Milano - "Gli adolescenti di oggi non sono ribelli. Sono più interessati alla popolarità che al sesso. E persino il consumo di marijuana ha perso qualsiasi valenza trasgressiva: semmai serve come anestetico". Che gli adolescenti di oggi avessero ben poco da spartire con i loro coetanei di qualche decennio fa, non c’erano dubbi. Spesso, però, vengono descritti ancora in modo stereotipato e lontano anni luce dalla realtà. Ed è proprio per raccontare gli adolescenti al di là dei soliti luoghi comuni che Matteo Lancini – psicologo, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro di Milano – ha scritto il suo ultimo libro, “L’età tradita“ (Raffello Cortina ed.).

Professor Lancini, ci fa un ritratto degli adolescenti di oggi? "I giovani di oggi sono esperti di comunicazione, molto più di noi adulti. Sono mediamente più intelligenti, anche perché hanno accesso a più risorse. Ma soprattutto hanno cambiato il modo di intendere l’adolescenza: non sono più i giovani ribelli degli anni ’60 e ’70. Ormai persino il consumo delle sostanze cannabinoidi ha perso qualsiasi valenza trasgressiva: semmai ha valore anestetico. I giovani sono più interessati alla popolarità che al sesso. Il desiderio di penetrare la mente altrui è più forte del desiderio sessuale".

Perché parla dell’adolescenza come di una "età tradita"? "Il tradimento avviene su più livelli. In piena pandemia, per esempio, i giovani sono stati additati come i principali responsabili dei contagi. Oggi invece sono tra le fasce della popolazione che meglio hanno risposto alla campagna vaccinale. Assumendo uno sguardo più ampio, però, il vero tradimento si verifica nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza: oggi i bambini crescono con aspettative troppo elevate, che puntualmente vengono deluse con l’arrivo dell’adolescenza. Ed è da qui che arrivano gran parte dei disagi, che spesso vengono veicolati con il corpo, vero e proprio megafono del dolore degli adolescenti. Ne sono un esempio i problemi alimentari, gli atti di autolesionismo o, nei casi più estremi, il suicidio".

In che modo ha influito la pandemia su tutte queste dinamiche? "Così come è sbagliato dire che è tutta colpa di Internet, ora non possiamo neanche addossare tutte le colpe alla pandemia. Il virus ha solo esacerbato disagi che già erano presenti. L’importante ora è capire se sapremo cogliere questa occasione per ripensare modelli di apprendimento ormai vetusti e contrastare problemi annosi come la povertà educativa e digitale. Per farlo, però, è fondamentale che gli adulti si assumano le loro responsabilità e inizino a pagare i debiti che hanno accumulato verso gli adolescenti".