Alberto Genovese, 43 anni, ha venduto la “sua” start-up per 100 milioni di euro
Alberto Genovese, 43 anni, ha venduto la “sua” start-up per 100 milioni di euro

È iniziato domenica 28 febbraio, l'interrogatorio di garanzia di Alberto Genovese, l'imprenditore del web finito in carcere il 6 novembre per aver stordito con droghe e stuprato una 18enne in un festino nel suo attico di lusso a Milano e che giovedì ha ricevuto una seconda ordinanza di custodia cautelare per presunti abusi, sempre dopo dosi massicce di cocaina e ketamina, ai danni di una modella di 23 anni il 10 luglio a Ibiza nella residenza chiamata ''Villa Lolita''.

Proprio queste nuove accuse di violenza sessuale e cessione di droga sono al centro dell'interrogatorio davanti al gip di Milano Tommaso Perna, alla presenza anche del pm Rosaria Stagnaro, che si sta svolgendo in videoconferenza, ossia con Genovese collegato da San Vittore e i magistrati negli uffici del Palazzo di Giustizia milanese. Il giudice, invece, aveva respinto la richiesta d'arresto dei pm per altri 7 episodi: un presunto tentato abuso sempre nei confronti della 23enne e 6 casi di presunte violenze ai danni di altre due giovani che nelle scorse settimane avevano parlato sui media rinunciando all'anonimato. 

Per il caso di Ibiza, di cui la giovane aveva già parlato a verbale prima che Genovese fosse arrestato per il presunto stupro della 18enne, a carico dell'ex 'mago' delle start up digitali ci sono una serie di testimonianze di ospiti a 'Villa Lolita' che avrebbero visto uscire la ragazza dalla stanza in condizioni fisiche e psichiche "molto critiche". Sarebbe stata resa incosciente e avrebbe subito abusi anche dalla fidanzata di Genovese, indagata per la presunta violenza e che nelle indagini ha negato le accuse. Genovese, a seguito del primo arresto, si era difeso spiegando che la dipendenza dalla cocaina gli fa perdere il confine tra legalità e illegalità e parlando pure di un accordo con la 18enne per un pagamento per quella notte. 

Il sistema

Alberto Genovese durante l'interrogatorio ha poi illustrato "l'organizzazione" all'interno delle feste che organizzava. "C'erano due ambienti - ha raccontato -: uno dove si consumava droga, un altro dove ci si divertiva senza. Per questo chi si drogava voleva farlo, e non era costretto".

Le sostanze

"C'erano polveri, distribuite nei piatti, e bottiglie di sostanze psicotrope in forma liquida, contrassegnate con dei nastri. Chi le assumeva sapeva a cosa andava incontro" ha proseguito l'imprenditore dal carcere.