In foto postate sui social ci sono ragazzi che impugnano pistole e fucili (finti)
In foto postate sui social ci sono ragazzi che impugnano pistole e fucili (finti)

Milano, 14 febbraio 2020 - La prima a spuntare sui muri (e di conseguenza sul web) è stata la sigla «Z4», tra 2016 e 2017, a indicare che i componenti di quella gang erano tutti residenti nel territorio del Municipio 4, da Porta Romana a Rogoredo. A ruota, si sono accodati i ragazzini di tutte le altre «Zone» della città, a eccezione della 1 del centro storico: che si definiscano «Z» o «Blocchi» (termine che fa diretto riferimento all’americano «Block» e ai complessi di case popolari), il fenomeno dei gruppi di giovanissimi che si identificano coi rispettivi quartieri di provenienza ha pian piano conquistato terreno a Milano, unica metropoli italiana in cui è stata fotografata una tendenza del genere. Delle «Z» avevamo già parlato poco meno di un anno fa, raccontandone origini e forte radicamento sul territorio, in particolare nelle aree più periferiche e degradate. 

Da un monitoraggio dei social network più diffusi, a cominciare da Instagram, emerge chiaramente che il fenomeno è in crescita, specie tra i minorenni: i membri delle varie bande non sono accomunati dalla nazionalità (ci sono sia italiani che figli di immigrati da Nordafrica, Sudamerica ed Est Europa), bensì dall’essere residenti nel medesimo posto. Dall’analisi di post e stories, affiorano differenze rispetto alle bande del passato: non più crocifissi, bandane e altri capi d’abbigliamento in bella mostra, bensì coltelli e pistole (finte) impugnate con pose alla «Gomorra». Il linguaggio, invece, non è mutato: le parole rimandano alla violenza, allo spaccio di droga, alla voglia di far soldi per acquistare vestiti firmati e auto di lusso. «Finisci piedi nel cemento», «Ti sparo in bocca» con le Vele di Scampia come sfondo (altro riferimento alla seguitissima serie tv sui clan di camorra), «Con lo sbirro non ci parlo, prendo, imbusto, taglio e scarto», alcune delle frasi.

Negli ultimi mesi, si è notato inoltre un progressivo rimpicciolimento delle aree di riferimento: dalle Superfamiglie delle «Zone», che coprono porzioni di città molto estese, si è gradualmente passati ai quartieri («IV» per Quarto Oggiaro, «BNL» per Bonola-Gallaratese e «Tre Torri») e addirittura alle vie. Il caso più noto alle cronache è certamente quello della «GL27», «Gola’s Locos 27», legata a via Gola e agli stabili Aler del quadrilatero che comprende pure via Borsi, via Pichi e via Segantini: è la gang che ha indirettamente rivendicato (con video e post poi diventati oggetto di indagine della Squadra mobile) l’aggressione ai vigili del fuoco andata in scena la notte del primo gennaio 2020, quando decine di ragazzi tentarono di ostacolare i pompieri intervenuti per spegnere un incendio all’angolo con via Pichi. Non solo: di recente, stanno diventando sempre più attivi i baby componenti di «CRVT», banda di piazzale Corvetto, e di «v.PDV», in via Padova. «Sono in aumento nei vari quartieri i segni delle Z, spesso accompagnate a frasi riconducibili a una semantica aggressiva – riflette Fabiola Minoletti, esperta di graffitismo vandalico e devianza giovanile –. Il legame con il proprio quartiere è sempre più forte e la comparsa di scritte riconducibili addirittura alle vie di appartenenza ne è una nuova ed ulteriore conferma».