Su un tetto con vista sulla periferia della metropoli: un regno da comandare
Su un tetto con vista sulla periferia della metropoli: un regno da comandare

Milano, 17 marzo 2019 - Finestrino abbassato e pistola, si spera finta, agitata davanti ai passanti impauriti. Colpi sparati dal balcone, in onore di un amico in carcere: «Questi sono per te, solo due mesi ed è finita». Pose da duri e pugnali lucidati a favore di smartphone. I protagonisti di video e foto, postati su diversi profili social aperti, sono ragazzi di età compresa tra 14 e 24 anni, tutti residenti nelle aree periferiche di Milano, accomunati da una nuova preoccupante tendenza: quella di dar vita a gang associate alle diverse zone della metropoli, con la «Z» davanti al numero del Municipio corrispondente (ce ne sono 9 in città) oppure con i nomi «Blocco» o «Bk» utilizzati negli scorsi decenni dalle bande di strada statunitensi. Si tratta di gruppi, secondo quanto siamo riusciti a ricostruire analizzando il materiale a disposizione sul web, fortemente radicati sul territorio e composti da giovani o giovanissimi che di solito abitano in complessi popolari e spesso degradati: «Ti chiedi perché lo facciamo? Guarda da dove veniamo...», il post con foto del complesso delle Case bianche di via Salomone, visitato da papa Francesco il 25 marzo 2017.

Gruppi che almeno su Internet esaltano la violenza e l’uso delle armi e si ispirano chiaramente alle movenze e al linguaggio tipico delle gang. Lo scorso 16 febbraio, avevamo dato notizia di tre ragazzi denunciati dalla polizia per imbrattamento: i vandali, di 20, 22 e 28 anni, erano stati sorpresi alle 4 di notte da una Volante di passaggio a imbrattare la facciata di un edificio in corso di Porta Ticinese. La loro tag? «Z4». Inizialmente, pare una sigla senza senso, invece è il nome della cosiddetta «superfamiglia» della Zona 4, quella che comprende l’area sud-est, da Porta Romana a Rogoredo. Proprio la «Z4» è stata la prima a nascere all’ombra della Madonnina, a cavallo tra 2016 e 2017. Le scritte si scorgono qui e là sui palazzi, mischiate a tante altre: l’obiettivo è segnare il territorio in chiave anti-rivali, «venite qui se avete coraggio, quando volete». Poi sono arrivate pure le «Z5» e «Z9», mentre più di recente lo stesso fenomeno è stato notato nelle zone 2, 3 e 8: stesse parole, stessi simboli (anche tatuati su braccia e torace) e medesima avversione per le regole e le forze dell’ordine. «Sicuramente il fenomeno delle Zone è un indicatore dello stato di “salute” dei nostri giovani – commenta l’esperta di graffitismo e devianza giovanile Fabiola Minoletti –. Va seriamente seguito, soprattutto perché ci pone di fronte a una domanda: possono essere le Zeta incubatori di nuove gang?».

La scorsa settimana, i carabinieri ne hanno smantellate due, una che agiva in zona Abbiategrasso (richiamandosi espressamente alla pandilla dei Latin Kings) e una che invece ha imperversato per mesi tra Parco Sempione e Arco della Pace, prendendo di mira minorenni soli e rapinandoli di soldi e cellulare. Non sono emersi collegamenti con le «Z», anche se nel secondo caso molti degli arrestati sono risultati residenti nella stessa zona della città (le case popolari di San Siro) e in più occasioni hanno fatto riferimento al «Blocco» della Barona.