Gabriele Micalizzi, 34 anni (Foto Ansa/Facebook)
Gabriele Micalizzi, 34 anni (Foto Ansa/Facebook)

Milano, 12 febbraio 2019 - Ferito al volto da una scheggia di un razzo, in Siria. Il fotoreporter Gabriele Micalizzi, milanese di 34 anni, non sarebbe in pericolo di vita ma rischierebbe di perdere la vista. Secondo fonti informate si trovava a  Deir Ezzor, nell’area in cui la coalizione guidata dagli Stati Uniti con i soldati delle Forze Democratiche siriane sta combattendo per liberare gli ultimi villaggi occupati dall’Isis, a scattare foto insieme a un collega brasiliano che lavora per la Cnn quando sarebbe stato colpito

Immediatamente soccorso, l’uomo sarebbe stato condotto verso un ospedale americano nella base di Omar Field. La procura di Roma ha aperto un fascicolo: si procede per attentato con finalità di terrorismo. Non appena la notizia è trapelata, il suo profilo Facebook si è riempito di messaggi: inviti a «non mollare», a «continuare a gettare il cuore oltre l’ostacolo».

Lavorare in contesti del genere è il suo pane: Micalizzi, cresciuto nella zona di Cascina Gobba alla periferia est milanese e padre di due bambini, è noto a livello internazionale per i reportage di guerra, da Gaza alla Libia, dall’Egitto alla Siria. Le sue foto sono state pubblicate sul New York Times, New Yorker e Wall Street Journal. Tre anni fa è stato il vincitore di Master of Photography, il primo talent europeo sulla fotografia su Sky. Ed è tra le colonne del collettivo di fotografia Cesura Lab di cui faceva parte Andrea Rocchelli, ucciso nel la guerra ucraina nel 2014. E se in questi giorni Micalizzi era impegnato a documentere l’offensiva della coalizione internazionale contro l’Isis, in quelli precedenti era a Kobane per raccontare la rinascita della città simbolo del conflitto. A spingerlo, la passione.

«Più forte di ogni altra cosa», sottolinea Emanuela Fabbri, titolare dell’agenzia Newpress con la quale Micalizzi ha mosso i primi passi a Milano. «Documentare ciò che accade nelle zone di guerra è sempre stato il suo sogno». Alla porta di Newpress aveva bussato nel 2004 dopo essersi diplomato in Arte: «Il professore mi ha portato in camera oscura e ne sono rimasto folgorato. Una vera magia. Avevo 17 anni», ha raccontato Micalizzi in una intervista per Esquire.