Milano, 27 febbraio 2018 - È arrivato ricoperto di rose rosse, alla chiesa di San Carlo al Corso a Milano, il feretro di Gian Marco Moratti, accompagnato dalla moglie ed ex sindaco di Milano, Letizia Moratti, dai figli Angelo, Francesca, Giada e Gabriele e dal fratello Massimo. In tanti hanno riempito la chiesa per un ultimo saluto all'imprenditore.

In tanti fra politici, imprenditori e personaggi dello sport sono giunti in chiesa per l'ultimo saluto a Gian Marco Moratti, presidente di Saras, morto ieri a 81 anni. "Era un ragazzo speciale. Una storia di cinquant'anni fa ed era una bella storia", ha detto la prima moglie, la giornalista Lina Sotis. Tra gli altri, sono arrivati l'ex presidente dell'Inter, Ernesto Pellegrini ("grande uomo generoso che ha fatto la storia dell'imprenditoria ma anche della generosità con San Patrignano: sono commosso, era un amico", le sue parole all'ingreso in chiesa), una delegazione della Primavera nerazzurra con l'allenatore Stefano Vecchi, Lapo Elkann, l'ex ad di Eni, Paolo Scaroni, Paolo Berlusconi, il presidente del Coni, Giovanni Malagò ("dire che era un gentiluomo è dire poco, sotto ogni punto di vista, è una persona da cui c'è solo da imparare", ha detto il numero uno dello sport italiano), gli ex interisti Marco Branca, Esteban Cambiasso e Ivan Cordoba, il numero uno di Pirelli, Marco Tronchetti Provera con Afef, l'ex ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, Diana Bracco (entrata in lacrime), Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. Tra le corone sul sagrato, una dell'Inter, di Pippo Baudo, del presidente nerazzurro Erick Thohir, del Teatro alla Scala, dei dipendenti Saras e di Roberta Armani. Dopo la cerimonia, il feretro partirà per San Patrignano, dove alle 17 verrà tumulato.

L'OMELIA - "Prima di celebrare questa messa, ho ricevuto tante testimonianze e ricordi rimasti nel segreto perché ciascuno ha avuto la sua esperienza, ma non è consapevole di quanto bene Gian Marco possa aver fatto. Quello che emerge è la sua riservatezza, non per ostentazione faceva il bene ma per nobiltà d'animo". Lo ha detto don Stefano Bordignon, parroco della chiesa di San Carlo al Corso, durante l'omelia nel corso delle esequie di Gian Marco Moratti. "Se sei conosciuto, sei qualcuno, si dice. Quando una persona potrebbe essere conosciuta e sceglie di essere riservata, qualcosa ci può insegnare. La nobiltà d'animo - ha aggiunto - è quella che Gesù sa cogliere ed era propria di Gian Marco. Fino in fondo vogliamo rispettare la sua riservatezza, d'accordo con la famiglia. Non è il momento di guadagnare l'ammirazione delle persone, che ha sempre scansato. Il Vangelo non è rimasta carta stampata, ma è stato messo in pratica da lui. Si è rimboccato le maniche e ha lavorato con il cuore e con la mente".


LA COMMOZIONE - Un lungo applauso e le preghiere di familiari e amici hanno chiuso la cerimonia funebre. Un funerale celebrato da sei sacerdoti nella basilica di San Carlo al Corso, a pochi passi dall'abitazione del presidente della Saras. Al termine della cerimonia, il figlio Angelo è intervenuto dall'altare ricordano la figura del padre: "Oggi a 'Sanpa' salirai in paradiso a fianco dell'Arcangelo Gabriele. Letizia, che ti è sempre stata vicino, è sempre con te,e qui sulla terra intanto c'è un piccolo Gian Marco che inizia a giocare a calcio in un corridoio".