Paolo Ligresti

Milano, 10 luglio 2018 - La Corte d'Appello di Milano ha confermato l'assoluzione di Paolo Ligresti nel processo che vedeva l'ex consigliere d'amministrazione di Fonsai imputato per aggiotaggio e falso in bilancio in relazione alla passata gestione del gruppo assicurativo acquisito da Unipol nel 2012. Il collegio presieduto dal giudice Guido Piffer ha accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Celestina Gravina confermando l'assoluzione già disposta al termine del processo di primo grado per tutti gli altri imputati: l'ex dirigente preposto alla redazione della redazione dei documenti contabili di Fonsai, Pier Giorgio Bedogni, e l'ex attuario del gruppo, Fulvio Gismondi.

Ligresti, presente in aula, dopo la lettura della sentenza si è detto "molto soddisfatto" e ha ringraziato il sostituto pg Gravina che aveva chiesto la sua assoluzione. "Giustizia è stata fatta", ha aggiunto abbracciando il suo legale, l'avvocato Davide Sangiorgio. Le accuse di aggiotaggio e falso in bilancio aggravato riguardano i presunti dividendi illeciti - valore complessivo 253 milioni di euro - che sarebbero stati distribuiti ai componenti della famiglia Ligresti nonostante il "buco" di 600 milioni nel bilancio della compagnia. Un'impianto accusatorio che nel luglio 2013 portò il gip di Torino a disporre un ordine di arresto per Paolo Ligresti (figlio dell'ingegnere Salvatore, scomparso a maggio scorso) che però non fu eseguito perchè lui si trovava in Svizzera. Il 29 giugno 2015, dopo due anni trascorsi in territorio elvetico, decise di rientrare in Italia il 29 giugno scorso e di costituirsi alle autorità a Ponte Chiasso, primo paese italiano dopo il confine svizzero. Nel frattempo, però, il filone di inchiesta che lo riguardava era già stato trasferito da Torino a Milano per competenza territoriale.

Il processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato davanti al gup di Milano Andrea Ghinetti, si chiuse nel dicembre 2015 con l'assoluzione di Paolo Ligresti e dei due ex manager di Fonsai "perchè i fatto non sussiste". La procura generale si oppose alla sentenza di assoluzione che, come scrisse l'allora sostituto pg Carmen Manfradda (poi andata in pensione nel dicembre 2017), "deve essere riformata" perchè "dagli elementi probatori acquisiti in fase di indagine emerge la responsabilità" di tutti i tre imputati. Argomentazioni con condivise dal sostituto pg Gravina che, dopo aver preso il posto della collega sul banco della pubblica accusa, ha chiesto e ottenuto l'assoluzione di tutti i tre imputati.