L'immobile al centro dell'inchiesta
L'immobile al centro dell'inchiesta

Milano, 21 ottobre 2020 - Una "messinscena". Così i giudici del Tribunale del Riesame definiscono l'operazione di vendita dell'immobile di Cormano alla Lombardia Film Commission nel provvedimento in cui riassumono le motivazioni che li hanno portati a mantenere ai domiciliari i contabili della Lega Alberto Di Rubba e
Andrea Manzoni
, indagati nella vicenda.

I giudici ritengono, di conseguenza, "sussistente l'accordo collusivo" per la vendita della sede. "Appare indubbio - scrivono i giudici - che le due parti contrattuali, la fondazione acquirente e la società immobiliare Andromeda alienante, lungi dal rappresentare entità del tutto distinte e autonomamente operanti sul mercato, sono da ricondurre a un centro di interessi unitario", come del resto dichiarato da Luca Sostegni, il prestanome di una delle società coinvolte. E ancora, in un altro punto, spiegano che "non vi erano particolari ragioni né di urgenza, né di natura economica, né di comodità a suggerire, in generale, l'acquisto di locali idonei alla sede, peraltro in Comuni limitrofi al capoluogo". 

Di Rubba, in particolare, è definito dai giudici del Riesame un soggetto che "utilizza la propria professionalità per mascherare con contratti, fatture e pareri, i passaggi di denaro unicamente finalizzati all'arricchimento proprio e del socio Manzoni: non si può non sottolineare come effettivamente le intercettazioni - scrivono i giudici - lo mostrino 'pronto' alla dissimulazione del proprio illecito". In questo caso, "talora disinvoltamente ironico e addirittura sghignazzante quando per celia commenta con Scillieri che questi nell'affare ci aveva 'rimesso'". Nelle motivazioni relative a Manzoni, il quadro descritto è grossomodo lo stesso: anche lui, come Di Rubba, "utilizza la propria professionalità per mascherare (...) i passaggi di denaro (...), prudentemente schermandosi attraverso prestanomi e senza avere, per quanto riguarda la vicenda di cui si occupa, alcun diretto incarico nella fondazione". E ancora: "Occorre convenire con il pm - sottolineano i giudici - quando evidenzia che se per le reazioni alle contestazioni disciplinari di un direttore di filiale compiacente (..), Manzoni e Di Rubba raggiungono subito i piani altissimi della politica a Roma, allora è facilmente immaginabile la reazione e la capacità di inquinamento probatorio estrinsecabile relativamente ai reati per cui si procede".

Insieme a Michele Scillieri, a Di Rubba e Manzoni sono stati contestati i reati di peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.