Milano -  Due nuovi positivi collegati al focolaio Covid della palestra Virgin Active Milano Città Studi,​ scoperti nei giorni scorsi. Il totale, quindi, sale a 12 casi: sono tutti in isolamento. ATS Città Metropolitana di Milano ha fatto richiesta di sequenziamento per tutti i positivi: per un caso, già comunicato, si tratta di variante Delta (ex indiana), mentre per gli altri 11 si è in attesa dei risultati di laboratorio. Solo un caso su 12 è stato ricoverato mentre gli altri sono seguiti al domicilio.

Sono 140, spiegano ancora dall’Agenzia di tutela della salute, i frequentatori della palestra che sono stati invitati a sottoporsi a un tampone molecolare o antigenico in ambulatorio o drive-through dopo essere stati individuati dai tracciatori per aver avuto "contatti stretti" con almeno uno dei dieci contagiati tra il 24 maggio, quando il club ha riaperto, e il 31 maggio, giorno in cui l’ultimo cliente positivo l’ha frequentato. La catena di palestre ieri, con una nota, ha assicurato "di rispettare all’interno delle proprie strutture tutte le misure igienico sanitarie previste dal Governo, sia nell’allenamento individuale che nello svolgimento di classi collettive. Virgin Active Italia si è resa da subito disponibile con l’Ats condividendo i dati richiesti rispetto alla frequentazione del club per le opportune verifiche, con l’obiettivo di tutelare nel modo più rigoroso la salute dei propri collaboratori e clienti".

Tra le molte regole imposte dal protocollo del Cts per la riapertura dei centri sportivi c’è infatti anche quella di tracciare le presenze negli impianti. I dieci frequentatori della Virgin di Città studi risultati positivi al coronavirus, a quanto Il Giorno può ricostruire, avrebbero frequentato alcuni corsi nella palestra. Inoltre, la persona poi risultata positiva alla variante indiana sarebbe già stata vaccinata con almeno una dose di antiCovid; cosa che presumibilmente ha insospettito le autorità sanitarie, che hanno così disposto il sequenziamento del tampone.

Quello della palestra di Città studi non è assolutamente il primo caso di variante indiana registrato in Lombardia, dove la mutazione “Delta” è stata sequenziata per la prima volta nei tamponi positivi di cinque passeggeri di un charter dall’India sbarcato a Orio al Serio il 3 maggio scorso. E non sarebbe una novità neppure se questa variante, che secondo le autorità sanitarie britanniche è più contagiosa del 60% rispetto alla mutazione Alfa (la vecchia "variante inglese", a sua volta più infettiva del coronavirus-base), fosse riuscita a contagiare un vaccinato, come dimostra il caso di un 83 enne della provincia di Cuneo che a fine maggio è risultato positivo alla mutazione Delta pur avendo già ricevuto due dosi di vaccino. Che, ribadiscono gli esperti, serve in primo luogo a proteggere dalla malattia grave, e infatti l’anziano piemontese non aveva sviluppato sintomi importanti del Covid.

Nonostante siano stati individuati casi in diverse regioni, al momento in Italia, ha spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, la circolazione della mutazione indiana è "ancora contenuta sotto l’1%". Mentre in Gran Bretagna è ormai responsabile del 90% dei contagi che stanno risalendo, tanto da spingere il Governo inglese a valutare il rinvio della riapertura totale prevista il 21 giugno. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ieri ha commentato il caso del focolaio in palestra proprio facendo riferimento all’Inghilterra, "il Paese che per primo ha vaccinato e aperto, e ci sono casi di ritorno"; e aggiunto, alla vigilia dell’ingresso della Lombardia in zona bianca che domani farà sparire anche il coprifuoco, che "è giusto riaprire ma è chiaro che la situazione va sorvegliata. Io non credo che ci libereremo della pandemia in fretta, o perlomeno non sarà più una pandemia ma che l’attenzione debba permanere sì".