La sede leghista sarebbe sovuta andare sul mercato per il rischio di sequestro
La sede leghista sarebbe sovuta andare sul mercato per il rischio di sequestro

Milano, 15 settembre 2020 - Si profilano le prime linee difensive degli arrestati nell’indagine partita dall’affare dell’immobile di Comano sede di Lfc, venduto a prezzo gonfiato. Michele Scillieri, uno dei tre commercialisti di fiducia della Lega, considerato e indicato dai consulenti come la mente di molte delle operazioni finanziarie del Carroccio, non si presenterà per l’interrogatorio di stamattina davanti al gip Giulio Fanales. Ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. "Scelta mia, ovviamente condivisa con lui – ha spiegato il suo legale Massimo Di Noia – perché c’è troppa pressione mediatica, sarebbe come sottoporlo a delle forche caudine, esporlo come un Enzo Tortora, non me la sono sentita". Anche il cognato di Scillieri, Fabio Barbarossa, pure lui arrestato, difeso dai legali Massimiliano Giotto e Roberto Brambilla, ha fatto la stessa scelta di avvalersi senza presentarsi.

Si presenteranno per difendersi dalle accuse, invece, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, difesi dal legale Piermaria Corso. Sono nove in totale gli indagati per peculato. Oltre ai cinque ai quali è stata applicata la misura cautelare, ci sono anche Pierino Maffeis, Elio Foiadelli e Vanessa Servalli, amministratori di società riconducibili ai professionisti ai domiciliari. Ed è indagato, come si sapeva, anche l’imprenditore Francesco Barachetti. Tra le testimonianze, che rafforzano il quadro di vicinanza tra i tre commercialisti ai domiciliari e i piani alti del Carroccio, c’è quella di Cristina Cappellini, ex assessore lombardo che a verbale dice: "Alberto Di Rubba, ex presidente della Lombardia Film Commission e direttore amministrativo per la Lega al Senato, era uomo di stretta fiducia di Salvini, faceva parte del suo entourage e doveva mettere a posto i conti della Lega".

E ancora: "La sua candidatura alla presidenza della Lfc, che acquistò un capannone a prezzo gonfiato per 800mila euro di soldi pubblici drenati, fu proposta da Centemero", (tesoriere leghista e molto vicino ad Andrea Manzoni, revisore contabile alla Camera, anche lui arrestato). Dei famosi 49 milioni parla invece Manzoni: "Reputo che non vi siano mai stati 49 milioni quali disponibilità liquide sui conti della Lega, però bisogna distinguere fra i conti di disponibilità dell’associazione federale e i conti in disponibilità delle articolazioni locali". Le intercettazioni contenute nelle migliaia di pagine di atti, emergono altre parole di Luca Sostegni, il consulente fermato mentre tentava di fuggire in Brasile: "Io quei 300mila euro famosi io non so chi li ha presi, gli accordi se ti ricordi erano (...) 500 andavano per la ristrutturazione (del capannone, ndr), 300 alla Lega e il resto ce li dividiamo tra noi". Tra i dettagli narrati dal "prestanome" anche il fatto che Scillieri avesse "ricevuto un incarico per cercare di vendere la sede della Lega di via Bellerio perché si correva il rischio del sequestro da parte della Procura di Genova, in relazione alle indagini per la truffa sui rimborsi elettorali".