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20 apr 2022

Filastrocca da giovani esploratori

claudio
Cronaca

Claudio

Negri

Così la filastrocca lombarda: “I tri asinitt che vann in Egitt oh che bell sitt o che bel sitt andare a vedere la stella polare che cade nel mare”. Filastrocca da fuga in un Egitto senza canale di Suez, da vangelo apocrifo, pieno di palmeti e di bananeti. Un Egitto da leggenda popolare, immaginario e decrepito, nel vago sentore di muffa lignea di presepe o di certe vecchie scatole di datteri. Un Egitto da spedizione napoleonica. Nella presunzione, tutta europea, che il mondo fosse da scoprire e rovistare, a cominciare da quello antico. Ma anche la presunzione ha il suo fascino: nelle ultime due strofe della filastrocca balena un’idea di esplorazione estrema del sud. Più a sud del sud medesimo, più a sud dei leoni. Perché non si va in realtà a vedere la stella Polare che cade nel mare in una sorta di pirotecnìa cosmica da Ballo Excelsior. Il senso del verso è ben altro: procedendo verso sud si va a vedere la Polare che si abbassa nel cielo fino a eclissarsi, in staffetta astronomica con la Croce del Sud, la costellazione polare dell’emisfero australe. Non è poco, per una filastrocca infantile. Con un po’ di immaginazione e di coraggio ci ritroviamo oltre l’Equatore, dall’Africa non più egiziana né nubiana, verso terre ignote all’europeo, romantico o grifagno ficcanaso che fosse. Mentre, sempre sospinta dalla cantilena, in pieno e remoto oceano Atlantico – verso Sant’Elena, Tristan da Cunha o la montagna del Purgatorio? – procede la folle crociera dell’Ulisse dantesco: “Tutte le stelle già dell’altro polo vedea la notte”. La filastrocca, dopo aver fatto incontrare Stanley e Livingstone nel cuore di tenebra dell’Africa, darà un nome europeo alle cascate del Fumo Tonante, dedicandole con deferente piaggeria alla regina Vittoria. Poi tutto si perderà più a sud del sud, compresi i tre asinelli. Con la stella Polare ben salda sopra le nostre teste, noi concluderemo l’esplorazione al primo ombrellone a sinistra.

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