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29 mar 2022

Festa del Perdono e un malinconico rimpianto

29 mar 2022
maurizio
Cronaca

Maurizio

Cucchi

Eccomi dunque all’ingresso dell’Università Statale, dove sempre mi cattura l’ampio orizzonte che offre il bel cortile. E penso: via Festa del Perdono, che splendido toponimo. La sua origine è dovuta a un giubileo istituito dal papa milanese Pio IV Medici per raccogliere fondi da destinare alla costruzione dell’Ospedale Maggiore, oggi sede appunto dell’Università e che fu chiamato dal popolo Ca’ Granda. Uscendo, dopo un incontro per ragioni di poesia, mi muovo in largo Richini, dedicato all’architetto Francesco (1584-1658), che fu “pubblico ingegnere“ di Milano, assunto anche dalla Fabbrica del Duomo, nonché autore del Palazzo di Brera. Mi guardo attorno, compiacendomi del via vai di giovani in una giornata di primavera, osservo il bel verde circostante e mi avvicino a una piacevole bancarella di ortolano. Sono poi a fianco di San Nazaro, una delle quattro basiliche fondate da Sant’Ambrogio nel IV secolo: è la più antica chiesa dell’Occidente ad avere una pianta a croce latina, e la sua austera bellezza ruvida mi attrae ogni volta.

Non ho però intenzione di fermarmi in veste turistica, ben consapevole delle attrazioni felicemente numerose in questi paraggi, a conferma della ricchezza cittadina di cui non sempre, purtroppo, ci rendiamo conto. Proseguo allora di buon umore rinnovato e cammina cammina (in fondo neanche troppo...) , un po’ a caso, vengo a trovarmi nientemeno che nella zona della storica galleria Unione. Vorrei percorrerla come ho sempre fatto in passato, e infatti mi ci inoltro. So già, del resto, che da tempo le sue botteghe sono chiuse e l’effetto che ne ricavo, arrivando in via Torino, dopo uno sguardo alle varie vetrine tappate, è di inevitabile malinconico rimpianto. Per fortuna, quando ne esco, mi rinfranca la vista dei tavolini all’aperto del locale che c’è proprio dietro San Sebastiano, dove in fondo è il cinema Centrale, il più antico della città, e lì decido anch’io di accomodarmi e finire la mia passeggiata.

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