Attilio Fontana
Attilio Fontana

Milano, 6 maggio 2002 - Negozi aperti dal 18 maggio ma solo dalle 11 del mattino in avanti, vale a dire: solo una volta superati gli orari in cui la maggior parte delle persone si sposta per raggiungere la sede di lavoro. È questa la proposta avanzata dalla Regione Lombardia al Governo in vista del secondo tempo della Fase 2, quella che inizierà, appunto, il 18 maggio col via libera alla riapertura di attività oggi ancora chiuse. Tra queste potranno esserci le attività commerciali e gli esercizi pubblici, che meritano un’attenzione particolare per l’ovvia capacità di attrarre persone. Da qui la richiesta formalizzata dal governatore lombardo Attilio Fontana all’esecutivo di Palazzo Chigi, con tanto di slides. 

Una richiesta che fa puzzle con altre: contestualmente all’apertura alle 11 dei negozi si chiede che nelle ore di punta del mattino e delle sera siano «disincentivati gli spostamenti diversi dal tragitto casa-lavoro», sempre al fine di evitare affollamenti sui mezzi e nei luoghi pubblici. Nel documento inviato al premier Giuseppe Conte, la Regione fa notare che in Lombardia sono 2,2 milioni i lavoratori che torneranno gradualmente al loro impiego in queste settimane e tra questi ci sono «410mila dipendenti di uffici pubblici» ai quali vanno aggiunti quelli di uffici privati. Numeri che, secondo l’esecutivo di Palazzo Lombardia, impongono di «prevedere modulazioni degli orari di ingresso e di uscita: alcune attività possono iniziare alle 7, altre alle 8, con finestre di ingresso flessibili sulle 4 ore». 

Concetti che Fontana ha ribadito ieri: «Abbiamo dimostrato in questi due giorni che se la ripartenza è graduale funziona tutto e non ci sono problemi. Se noi dal 18 ripartiremo con il commercio e con le attività finora chiuse, il rischio che si possa creare affollamento c’è: perciò dobbiamo spalmare l’inizio degli orari di lavoro dalle 8 alle 12». Altra richiesta di Fontana è andare al di là dei codici Ateco e della distinzione tra tipologie di attività ma consentire la riapertura solo a chi è in grado di aprire stando nelle regole, a prescindere dall’ambito della sua attività.

Nel frattempo la Regione ha approvato, ieri in Giunta, “Io Riapro Sicuro“, un insieme di provvedimenti finalizzati proprio ad aiutare i negozianti, gli esercenti e le piccole imprese. In tutto sono stati messi a disposizione 18,7 milioni di euro, di cui 15,2 da parte della Regione e i restanti 3,5 dalle Camere di Commercio lombarde. «L’intervento – spiega Fontana – è finalizzato a sostenere gli esercizi commerciali e le micro e piccole imprese che sono dovute restare chiuse a causa del Coronavirus con l’obiettivo di aiutarle a riaprire adottando le misure adeguate durante la Fase 2 e ottenere giusti livelli di sicurezza per i dipendenti, per i clienti e i fornitori».

Il provvedimento è rivolto ai settori del commercio al dettaglio, dei pubblici esercizi (bar e ristoranti), dell’artigianato, del manifatturiero, dell’edilizia, dei servizi e dell’istruzione. Escluse le aziende che hanno proseguito l’attività e quelle che hanno deciso di ricorrere al lavoro agile per tutti i dipendenti. Le spese che possono essere coperte sono quelle per gli interventi utili a mettere in sicurezza dal punto di vista sanitario la propria attività: dai macchinari e dalle attrezzature per la sanificazione e disinfezione dei locali fino all’acquisto di arredi finalizzati al distanziamento sociale e ai termoscanner.

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