Milano, 7 aprile 2017 - «Eravamo come Bonnie e Clyde», dice Fabrizio Corona parlando di Belen Rodriguez. Ma alla rovescia. «Guadagnavamo cifre folli, tutto quello che toccavamo diventava oro». Re Mida e signora. Poi però si ruppe l’incanto, Belen perse il figlio in arrivo «per il dolore e la paura» dopo che il migliore amico di Corona era finito in carcere, Fabrizio entrò davvero nella parte del bandito perduto. «Facevo questa vita molto, troppo sregolata, facevo uso di sostanze di tutti i tipi». Poi la paura dell’arresto, la fuga in Portogallo, di nuovo il carcere.

Più che rispondere alle domande del pm Alessandra Dolci, Corona racconta la sua vita nell’aula del processo che lo vede imputato di intestazione fittizia di beni e frode fiscale per i circa 2,6 milioni in contanti nascosti nel controsoffitto di casa di Francesca Persi, sua storica collaboratrice, e in due cassette di sicurezza in Austria. La tesi dell’ex re dei paparazzi è semplice: tutti soldi in nero, quelli ritrovati, che lui aveva guadagnato grazie a mille serate e comparsate. Perfino sui seni rifatti, e sul ritocchino estetico alla compagna di Juan Manuel Iturbe, centravanti ex della Roma e ora al Torino, Corona avrebbe incassato qualcosa. «Iturbe aveva stipulato un contratto, ci eravamo impegnati a rilanciare l’immagine della fidanzata, lei disse che voleva farsi un ritocco. La mandai da un chirurgo estetico che ci pagò una percentuale». Chirurgo al quale l’Atena (società di Corona) procurava dei clienti incassando provvigioni. «In un caso prendemmo 9mila euro per una liposuzione».

«Per me – ripete Fabrizio – il nero è sempre stato un problema. Perciò ho cercato di pagare il più possibile in nero i dipendenti della mia società». Poi però, primi mesi del 2012, temendo di tornare in cella decise di ritirare il denaro da alcune cassette di sicurezza e di consegnarlo a Persi, donna «che purtroppo ha sempre nutrito un amore folle per me, lo sanno tutti. Mi fido di lei, sapevo che non mi avrebbe rubato nemmeno un euro». Fu lei a nascondere nel controsoffitto di casa il denaro poi scoperto dalla polizia. «Anche se la vedete così ingenua e minuta, è una ragazza molto in gamba e i soldi li ha murati lei da sola, senza sapere quanti fossero». Nel luglio 2016 decidono insieme di determinare finalmente l’entità nel tesoretto. «Persi prende un martelletto e fa un buco – ricorda Corona – e iniziamo a contarli. Contiamo, contiamo e a un certo punto mi viene da ridere. Ma che ci si fa con tutti quei soldi? Arrivati a un milione e quattro ci fermiamo stanchi. Quando mi sono stati sequestrati – assicura – il pm mi ha tolto un peso». Ironizza: «Mi spiace con tutto il cuore perché la Dda sperava di trovare 500 kg di cocaina».

Il rimpianto però è amaro. «Se non fossi andato a fare quella maledetta denuncia (lo scorso agosto dopo una bomba carta esplosa sotto casa sua, ndr.) non sarei a processo ma sarei uno dei personaggi più famosi della tivù». Ecco cosa ci siamo persi. Invece, uscito di cella a giugno di un anno fa, Fabrizio c’è tornato già a ottobre. Protesta: «Dopo tre anni di carcere mi dovevano dare almeno 8-9 mesi di tempo per farmi sistemare le mie cose, io non sono uno che scappa a Dubai». Conclusioni: «Oggi il mio debito con il fisco è di 9 milioni di euro, ma 5 milioni sono di sanzioni e interessi e le mie società hanno pagato 8 milioni di tasse». Quasi sconsolato: «Oggi non c’è più nessuno attorno a me, quando sono nei guai c’è solo mia madre». Un po’ ingeneroso almeno con le Donatella (fidanzata e gemella) che non si sono perse un’udienza.