Limbiate (Monza Brianza) , 24 febbraio 2018 - Respinto il ricorso della Procura di Milano, la Cassazione ha confermato la continuazione tra i reati delle condanne definitive di Fabrizio Corona e così anche il cumulo pene di 8 anni e 8 mesi che i pm, invece, volevano venisse portato a 13 anni e 8 mesi. Lo ha comunicato il legale dell'ex agente fotografico, l'avvocato Ivano Chiesa, spiegando che ora all'ex 're dei paparazzi', che ha già scontato 5 anni e 5 mesi, restano da scontare poco più di 3 anni.

"Due a zero per noi e palla al centro", ha commentato il legale, facendo riferimento alla scarcerazione di tre giorni fa di Corona, a cui il giudice della Sorveglianza ha concesso l'affidamento terapeutico in una comunità a Limbiate. Se, tra l'altro, la Sorveglianza nelle prossime settimane (udienza il 27 marzo) decidesse di annullare un 'vecchio' provvedimento di revoca dell'affidamento in prova, all'ex 'fotografo dei vip' resterebbero due, e non 3 anni, da scontare. La Procura di Milano aveva chiesto alla Cassazione di cancellare la continuazione tra i reati nell'ottobre 2016.

Il 13 ottobre 2016, poco dopo il nuovo arresto di Corona per l'ormai nota vicenda dei soldi nel controsoffitto - vicenda che, però, si è conclusa con una sentenza che ha fatto cadere l'accusa e la misura cautelare (condannato a un anno solo per un illecito fiscale) - gli allora pm dell'esecuzione Nunzia Gatto e Nicola Balice avevano presentato il ricorso in Cassazione. La richiesta era quella di annullare il provvedimento con cui il gip Ambrogio Moccia a fine settembre 2016 aveva evitato a Corona di ritornare in cella riconoscendo la continuazione tra i reati di estorsione, tentata estorsione e bancarotta, per i quali è stato condannato in via definitiva. Il primo a riconoscere la continuazione tra i reati era stato nel 2014 l'allora gip Enrico Manzi. Decisione, anche quella, impugnata in Cassazione e poi tornata davanti al gip.