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9 feb 2019

Omicidio La Rosa, un nuovo sospetto: madre e figlio killer seriali

Dietro la morte dell’ex calciatore una scia di sangue: "Cerchiamo altri corpi"

9 feb 2019
anna giorgi
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Raffaele Rullo e Antonietta Biancaniello
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Raffaele Rullo e Antonietta Biancaniello

Milano, 9 febbraio 2019 - «Buongiorno mia chiamo Raffaele Rullo e risolvo problemi», come la scena cult di mister Wolf in “Pulp fiction”. Rullo oggi è noto alle cronache giudiziarie perché indagato per truffa, in carcere per avere ucciso l’ex calciatore Andrea La Rosa sciogliendolo nell’acido, per avere tentato di uccidere la moglie tagliandole le vene e inscenando il suo suicidio per riscuotere i 150mila euro della sua assicurazione sulla vita. Gli investigatori dei carabinieri che per anni lo hanno seguito, pedinato, intercettato fino a incastrarlo e ammanettarlo, raccontano i retroscena di una personalità seduttiva e manipolatrice, capacissima di sfruttare le persone carpendone la fiducia: così fece anche con La Rosa. Fu lui a raccontargli che la sua fidanzata aveva l’amante, così si accattivò la simpatia e l’amicizia di Andrea, usandola poi come esca per attirarlo la sera del 14 novembre all’appuntamento che gli è stato fatale.

Aveva una tattica precisa Rullo, battuta facile, all’apparenza goffo bonaccione, e quel biglietto da visita distribuito a tutti con disinvoltura: «Raffaele Rullo, problem solving», come il film di Tarantino, appunto. E se quel biglietto da visita a prima vista faceva sorridere, erano poi in molti che inspiegabilmente gli davano fiducia. Come il povero La Rosa, anche lui aveva creduto al «problem solving». Rullo, la madre Antonietta Biancaniello, sua complice fino alla fine, la moglie Valentina, complice prima, vittima poi, Andrea La Rosa, amico prima e vittima poi, la sua fidanzata Estella, amica e confidente di Rullo: la storia della morte del giovane calciatore gira intorno a un intreccio di personalità e di rapporti molto complessi. «Il puparo» degli affari illeciti, sostengono gli investigatori, è sempre stato Raffaele Rullo, lucidissimo nelle sue azioni, per denaro ha tentato di uccidere anche la moglie, la madre dei suoi figli. Spietato e assetato di soldi, seriale nel perseguire i suoi obiettivi di guadagno facile al punto che gli investigatori dicono: «Non cerchiamo solo un complice per l’omicidio La Rosa, cerchiamo altri corpi». Perché in fondo una personalità così spietata e così calcolatrice nel perseguire un obiettivo, il denaro, e portarlo a casa quasi senza lasciare traccia, commettendo un omicidio e un tentato omicidio quasi senza sbavature, fa ritenere agli investigatori che altre azioni criminose possano in qualche modo essere legate alla coppia diabolica.

La mamma-complice è Antonietta Biancaniello, che in udienza ascolta i testimoni parlare di cadaveri sciolti nell’ acido (da lei) con il fare distratto di chi la sa più lunga, le unghie immancabilmente laccate di rosso, e poi c’è il patto d’acciaio con il figlio prediletto, «problem solving», che con la truffa sulle auto da rottamare per finti incidenti aveva portato a casa 80mila euro solo negli ultimi mesi. Quei soldi lui li spendeva con le escort, proprio una di queste gli aveva presentato Estella che a sua volta gli aveva fatto conoscere il fidanzato Andrea La Rosa e le sue amiche. Poi c’è la moglie di Rullo, Valentina, complice nelle truffe, lui le fa versare il tfr in una polizza sulla vita, con la madre sono gli unici eredi della assicurazione, anche in caso di suicidio. Il marito e la suocera tentano di ucciderla: le tagliano i polsi e la mandano in coma con una grossa dose di insulina. Hanno bisogno di soldi. Lei non morirà, così tocca a La Rosa. 

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