I vigili del fuoco in piazzale Libia
I vigili del fuoco in piazzale Libia

Milano, 24 settembre 2020 -  Il tubo del gas era stato staccato. Nessuna fuga accidentale dunque, nell’appartamento al piano terra di piazzale Libia 20 saltato in aria, ma quasi certamente una fuoriuscita voluta. Un tentativo di suicidio, probabilmente. Anche se l’unica persona che potrebbe confermarlo è ancora ricoverata in condizioni gravissime, intubata e con ustioni sull’80 per cento del corpo. A dieci giorni dal boato che alle 7.15 di sabato 12 ha squarciato il silenzio di un metropoli ancora assonnata, l’indagine della magistratura sull’esplosione che ha ridotto in fin di vita il 29enne di origini ucraine Adam Serdiuchenko ferendo una decina di persone e creando il panico in tutto il quartiere, sembra ormai a una svolta.

È bastato infatti il sopralluogo di martedì nella palazzina a sciogliere i dubbi che già aleggiavano sull’ipotesi dell’esplosione accidentale. Alla squadra composta da tecnici dei vigili del fuoco e quelli di Unireti, la società di servizi per la rete gas, personale della polizia scientifica e l’ingegner Livio Colombo, consulente incaricato dal pm Mauro Clerici che coordina l’inchiesta, è stato in pratica sufficiente uno sguardo alla cucina del bilocale dove vive Adam per constatare che se tutte le manopole dei fornelli risultavano regolarmente chiuse, era invece il tubo del gas a non trovarsi agganciato al rubinetto: era semplicemente staccato.

Ora certo serviranno ulteriori approfondimenti sulle condizioni di quel tubo (ad escludere che sia stato lo scoppio a staccarlo), come anche sul contatore per verificare l’ora del picco nel consumo di metano. E gli investigatori dovranno ricostruire i tempi dell’avvenuta saturazione dei locali e la causa dell’innesco dell’esplosione, visto che il giovane ferito, se si salverà, difficilmente potrà offrire la sua versione in tempi brevi. Ma è chiaro, allo sguardo degli esperti, che ormai alla pista della fuga casuale di gas non crede più nessuno.

Così ora l’attenzione si sposta tutta sul giovane inquilino ferito, che da qualche mes e era chef de rang come responsabile della sala al Martini Bistrot di corso Venezia 15, locale che sorge di fianco alla boutique di Dolce & Gabbana, dove Adam accoglieva i clienti e i si occupava dei tavoli. Infanzia difficile in un orfanotrofio dell’Ucraina, il ragazzo era approdato a Lodi grazie a una famiglia italiana che gli ha permesso di studiare. Introdotto al mondo dell’enologia, aveva ottenuto anche due qualifiche internazionali e a Milano aveva iniziato a lavorare in bar e hotel di alto livello grazie anche alla conoscenza delle lingue. Nel privato, però, di recente aveva interrotto una burrascosa convivenza con il suo compagno, dopo frequenti liti che avevano anche comportato l’intervento della polizia e il ricorso di Adam a qualche medicazione al pronto soccorso.