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Inchiesta sul Seveso, i pm: "Danni per 178 milioni"

Tutte le responsabilità di politici e dirigenti sulla esondazione

di MARIO CONSANI E ANNA GIORGI
Ultimo aggiornamento il 5 settembre 2018 alle 10:54
A quattro anni dagli episodi i pm chiudono l'inchiesta per disastro colposo (NewPress)

Milano, 5 settembre 2018 - Si di dicono  «sereni e fiduciosi» nella magistratura gli otto indagati a rischio processo per i danni provocati dalle esondazioni del Seveso. Danni a strutture ed infrastrutture pubbliche, imprese, abitazioni» per un totale di circa 178 milioni di euro. A tanto ammonta la cifra contestata, a vario titolo, nell’avviso di conclusione delle indagini alle 8 persone, tra cui gli ex sindaci Giuliano Pisapia e Letizia Moratti, indagate per inondazione colposa. Tra loro, oltre ai sindaci anche gli ex assessori milanesi Riccardo De Corato e Marco Granelli. Allora Granelli, che oggi è titolare di Mobilità e Ambiente, era assessore alla Protezione civile. E a dare notizia pubblica dell’avviso ricevuto dalla Procura è stato lui stesso sui social.

«Da quando sono assessore del Comune di Milano, estate del 2011, ad oggi il mio impegno sul sul Seveso - ha scritto su facebook - è sempre stato massimo, soprattutto per mettere in atto un percorso per diminuire il rischio di esondazioni e le azioni possibili al fine di limitare le conseguenze per la città e per tutte le persone che vivono nelle zone interessate». L’assessore, comunque, aggiunge: «Risolvere il problema Seveso a Milano è e sarà sempre la mia priorità».

Il pm Maura Ripamonti ha fatto recapitare un avviso di garanzia anche all’ex governatore lombardo Roberto Formigoni e all’ex assessore milanese alla Protezzione civile e ora assessore lombardo alla Sicurezza Riccardo De Corato. Tra i destinatari dell’atto figurano anche l’ex assessore ed ex presidente del Consiglio regionale lombardo Davide Boni e l’ex assessore lombardo Daniele Belotti.

A Letizia Moratti e Riccardo De Corato, come a Pisapia e Granelli, i pm contestano in particolare «l’aver omesso di assicurare, attraverso il sistema di protezione civile comunale, adeguate misure di prevenzione e di contenimento dei danni da esondazione, in particolare mediante una idonea attività di formazione dei residenti nelle aree a maggior rischio e la fornitura degli opportuni presidi, ad esempio barriere mobili e sacchi di sabbia».

E ancora - si legge nelle carte della procura - Luigi Mille in qualità di dirigente dell’area idrografica di Aipo avrebbe anche omesso di esercitare una efficace vigilanza in materia di polizia idraulica: «Con riferimento in particolare - si legge - alla regolarizzazione degli scarichi urbani non autorizzati (39 i regolari su 433) presenti nel rispettivo tratto di competenza del torrente e in grado di influire in una misura pari al 20-25% sulla portata della piena».

L’assessore alla sicurezza della Lombardia Riccardo De Corato, commenta il suo coinvolgimento nell’inchiesta della Procura sul fiume: «Sono certo di aver agito nel rispetto della legge e di aver posto in essere i precisi piani d’emergenza che venivano predisposti annualmente dalla Direzione competente. Sono chiamato in causa da assessore comunale di Milano, con delega alla Protezione Civile dal 2006 al 2010», spiega. «Attendo con la massima serenità e con estrema fiducia nella giustizia l’evolversi delle indagini».

 

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