Milano, 31 gennaio 2018 - Dagli annunci alle carte bollate nel volgere di 24 ore. «È il momento di essere aggressivi e di farsi sentire» dice senza giri di parole il sindaco Giuseppe Sala. Detto, fatto. Prima che scoccasse la mezzanotte il Governo, attraverso l’Avvocatura dello Stato, ha presentato un ricorso alla Corte di Giustizia Europea per chiedere che siano indagate le modalità con le quali il 20 novembre scorso il Consiglio Europeo ha scelto Amsterdam come nuova sede dell’Agenzia Europea del Farmaco (Ema), costretta a lasciare Londra per effetto della Brexit. In parallelo il Comune, supportato dalla Regione e al termine di una riunione tra sindaco e assessori, ha a sua volta inviato un ricorso al Tribunale Europeo di prima istanza, un tribunale con sede in Lussemburgo al quale può rivolgersi solo chi è direttamente coinvolto dalle decisioni dell’Unione Europea. Due ricorsi indipendenti che, come ovvio, rientrano nella logica del gioco di squadra. Ricorsi per il quale già oggi sarebbe stato troppo tardi, ieri l’ultimo giorno utile per presentarli.

L’Italia e Milano chiedono si verifichi se il dossier proposto da Amsterdam per aggiudicarsi la sede dell’Agenzia non contenesse informazioni fuorvianti o incomplete che hanno influito al di là del legittimo sul voto dei 27 Paesi membri. A far scattare la reazione di Governo, Regione e Comune sono state le dichiarazioni rilasciate lunedì da Guido Rasi, direttore esecutivo di Ema, che ha ufficializzato i guai nei quali versano le promesse fatte da Amsterdam in fase di candidatura: il palazzo nel quale gli olandesi intendono ospitare l’Agenzia non sarà pronto entro il 30 marzo 2019. Non è finita. Rasi ha anche fatto sapere che la soluzione di compromesso raggiunta con Amsterdam non può essere considerata «una soluzione ottimale» perché l’edificio che sarà temporaneamente messo a disposizione di Ema in attesa che sia completato quello nel nuovo quartiere di Zuidas ha una superficie «pari alla metà dell’attuale sede londinese dell’Agenzia». Peccato che uno dei requisiti forti fissati dall’Ue per poter correre come nuova sede dell’Ema fosse proprio la disponibilità di un edificio entro marzo 2019 così da «assicurare la continuità operativa» dell’Agenzia. Sala è determinatissimo e non le manda a dire: «Non ci sono grosse possibilità di ottenere l’assegnazione dell’Ema ma bisogna provarci, questo è il momento di essere aggressivi, di alzare la voce e di fare ricorso» scandisce il primo cittadino.

«Ho telefonato al premier Gentiloni, chiamo la politica italiana al massimo impengo. Gli olandesi – prosegue il sindaco – non hanno giocato molto pulito. Quando hanno fatto la loro proposta probabilmente erano consapevoli che non sarebbero stati pronti. Se Rasi ha fatto certe dichiarazioni, sapendo quanto è prudente perché essendo italiano non vuole dare l’impressione di favorire l’Italia, allora la situazione è grave». Ieri sera il Pirellone si è illuminato con la scritta: «Ema a Milano». «Il ricorso va bene – commenta il governatore Roberto Maroni – ma va valutata l’impossibilità di avere una sede pronta, il Governo italiano chieda alla Commissione Europea di modificare la decisione presa». Per Palazzo Chigi parla Sandro Gozi, sottosegretario alle Politiche comunitarie: «Abbiamo ritenuto doveroso lavorare sul ricorso alla luce degli elementi emersi lunedì. Chiediamo una verifica alla Corte di giustizia. C’erano o no le condizioni per la candidatura di Amsterdam? Se non c’erano quella del Governo olandese è stata una presentazione fuorviante? Quella finale è una decisione che è stata sviata?».