Beppino Englaro
Beppino Englaro

Milano, 5 luglio 2018 - Un altro anno ha dovuto aspettare Beppino Englaro, ma giovedì scorso la Giunta regionale lombarda ha deliberato un prelievo di 164mila 453 euro dal suo fondo rischi contenzioso legale per chiudere un conto aperto da dieci anni. Il 9 luglio 2008 la Corte d’Appello di Milano, in forza di una sentenza storica della Cassazione ottenuta da Englaro dopo nove anni di battaglia legale, autorizzava il distacco del sondino che alimentava e idratava artificialmente sua figlia Eluana, in stato vegetativo permanente da quasi 17 anni dopo un incidente stradale. Ma il sondino fu staccato solo nel febbraio 2009 alla clinica La Quiete di Udine, dove il padre fu costretto a trasferire Eluana perché nel settembre 2008 l’allora dg della Sanità Carlo Lucchina, braccio destro dell’allora governatore Roberto Formigoni, con una nota aveva impedito alla casa di cura Talamoni di Lecco, e a ogni medico di ogni ospedale in Lombardia, di eseguire la sentenza.

Un provvedimento giudicato illegittimo dal Tar nel 2009 e dal Consiglio di Stato nel 2014, per il quale la Regione, che ha impugnato in ogni grado di giudizio, è stata condannata a risarcire il padre di Eluana: dal Tar nel 2016 e poi dal Consiglio di Stato, il 21 giugno 2017, per la somma di «132 mila 956,78 euro, oltre accessori, di cui 12.965,78» per il trasporto, la degenza e il piantonamento, e 120 mila a titolo di danno non patrimoniale, «con l’aggiunta di interessi e rivalutazione», più le spese legali. Fanno 146.587 euro più 17.866 d’interessi legali, si legge nella delibera approvata all’unanimità dalla Giunta su richiesta della Dg Welfare, «al fine di procedere al pagamento delle somme dovute in esecuzione» della sentenza. Soldi di cui a Beppino Englaro «interessa pochissimo»; cosa ci farà, spiegò un anno fa, lo vuole tener privato perché «bastano le polemiche del passato». Quelle bottiglie d’acqua in piazza mentre cercava di fare la volontà di sua figlia nel rispetto della legge. Il suo risarcimento è in un paio di concetti espressi dai giudici amministrativi: lo Stato non può permettere che «alcuni suoi organi ed enti ignorino le sue leggi e l’autorità dei tribunali», e «la coscienza delle istituzioni è costituita dalle leggi che le regolano».

«La Regione per difendere caparbiamente una scelta figlia dell’ideologia è venuta meno ai suoi compiti, determinando una sanzione pecuniaria a danno di tutti i lombardi», commenta Paola Bocci, consigliera regionale del Pd. E s’impegna a ripresentare al Pirellone il progetto di legge per l’istituzione del registro regionale delle Dat, Disposizioni anticipate di trattamento, che ne chiedeva l’inserimento nel chip della tessera sanitaria. Una proposta d’iniziativa popolare per la quale, nell’aprile 2016, furono consegnate al Pirellone 6.648 firme, ma che non fu calendarizzata nei tempi previsti dalla normativa; a fine legislatura la maggioranza votò di non esaminarla ritenendola superata dalla legge nazionale sul biotestamento. «Fu affossata e bloccata – accusa Bocci –. Spero di raccogliere consenso anche oltre il mio partito su questa battaglia di cittadinanza».