Luca Lucci, il capo ultrà finito in carcere
Luca Lucci, il capo ultrà finito in carcere

Milano, 6 giugno 2018 - Un giro vorticoso di schede telefoniche, rigorosamente intestate a utenti fantasma. E un linguaggio in codice con parecchie varianti da decriptare. Elementi ormai diventati costante nelle indagini sugli spacciatori di droga, consapevoli del rischio di essere ascoltati dalle forze dell’ordine e perennemente alla ricerca di termini fantasiosi per definire soldi e droga. È il caso pure dell’operazione Mongolfiera del commissariato Centro, che ha smantellato un’organizzazione in grado di smerciare quintali di hashish e marijuana sulla piazza milanese: 22 le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip Giovanna Campanile su richiesta dell’aggiunto Laura Pedio e del pm Andrea Fraioli, al termine di un’indagine andata avanti per un anno e mezzo. Al di là degli imponenti quantitativi di stupefacente sequestrati in corso d’opera (più di 600 chili in varie tranche) e del coinvolgimento di nomi noti come il capo ultrà della Curva sud rossonera Luca Lucci, quello che salta all’occhio è proprio il contenuto delle conversazioni tra fornitori, grossisti e pusher.

Prendete ad esempio lo scambio di sms tra Raffaele Diana e il presunto capo Daniele Panizza intercettato il 29 maggio 2016. «Ciao amore – esordisce il primo – ho bisogno per favore che mi compri un telefono per me e uno per mio figlio, non so più dove andare e quello che ho è vecchio e usurato». Il secondo replica: «Ok amore mio, però prima di lunedì sera non riesco...». E ancora: «Ok, io ho già le polizze di mia cugina in mano e domani ti dico per le altre...». Risposta: «Ok, appena mi libero ti scrivo». Per gli investigatori, le «polizze» non sono altro che i soldi da mettere insieme per acquistare droga. E giova aggiungere un particolare: Panizza era finito in cella non più tardi di due mesi prima, trovato in possesso di mezzo chilo di marijuana; un arresto che evidentemente non lo ha minimamente impensierito. In un’altra intercettazione captata dalla polizia, Diana parla con il complice Massimo Mandelli, il 59enne ex capo degli steward volontari dell’Inter e candidato nella lista appoggiata da CasaPound a Cerro Maggiore: i due si accordano sul trasporto di una imponente partita di droga, 20 chili, da Senago a Vimodrone. Al telefono, i 20 chili vengono indicati così: «Hai guardato che la cottura era giusta di 20 minuti?», chiede Diana. Che un quarto d’ora dopo, non avendo ricevuto risposta, incalza: «Sì o no... devo saperlo ora».

Alla fine, lo spostamento della merce va a buon fine. Tutti si attengono alla comunicazione alternativa, pure le seconde linee che di volta in volta contattano Panizza. Prendete i messaggi del 10 giugno 2016. Il 35enne si rivolge così all’interlocutore non identificato: «È proprio una stronza! Voglio proprio vedere venerdì prossimo dove mi porta! Mi sa che prima di agosto dobbiamo organizzarle una bella cena a sorpresa!». Risposta: «Assolutamente... comunque tu sei tranquilla...vedrai che ti porta all’altare...sono io che mi preoccupo... sto diventando vecchia...». Cosa vuol dire? Per gli inquirenti, i due «alluderebbero a una situazione di contrasto con un cliente».