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26 giu 2021

"Difficile ripartire questa estate". Le discoteche dopo l’ok del Cts

Serpeggia cautela fra i gestori milanesi delle piste da ballo: pesano il protocollo rigido e l’ipotesi di agosto deserto

annamaria lazzari
Cronaca
Alberto BaldacciniRodolfo BeffaMatteo Boeri Botturi
In pista prima del Covid

Milano - Il Comitato Tecnico Scientifico ha concesso l’ok alla riapertura delle discoteche ma per la "night culture" sotto la Madonnina è ancora presto per brindare. Non solo perché una data certa ancora non c’è anche se si ipotizza il via libera il 3 o il 10 luglio. Il fatto è che a Milano programmare la ripartenza del settore notturno – uno dei più martoriati dalla pandemia – nella stagione più calda è più problematico che altrove. Lo "sdoganamento" è infatti previsto in zona bianca solo per i locali all’aperto – con capienza al 50% e ingresso per chi ha green pass - non per le strutture al chiuso, la stragrande maggioranza di quelle presenti fra il capoluogo e l’hinterland (un centinaio secondo i dati della Silb-Fipe) e ancora nel limbo dell’incertezza. Non solo. A differenza delle località al mare affollate fino a settembre, le poche discoteche all’aperto sotto la Madonnina rischierebbero di rimettere in moto la macchina costosa del divertimento solo per qualche settimana di incasso: la metropoli, ancora orfana di turisti, ad agosto potrebbe svuotarsi come succedeva nel lontano passato.  

Il First Club – indirizzo famoso per la musica hip hop, reggaeton e commerciale - non ha ancora sciolto le riserve sulla ripartenza della sua pista da ballo sotto le stelle: "La nostra posizione è attendista, dobbiamo fare le nostre valutazioni" spiega Matteo Boeri Botturi, responsabile del locale in piazzale dello Sport che durante la pandemia si è convertito in bar e ristorante "per sopravvivere, dal momento che la discoteca è chiusa dal febbraio del 2020".

Le condizioni per la ripartenza non sarebbero più quelle di un anno e mezzo fa ma decisamente più penalizzanti: "Il protocollo rigido prevede una capienza ridotta al 50% inclusi i dipendenti. Non potremmo più far entrare mille persone come prima del Covid. Il punto è che per le discoteche ci sono mille regole mentre in strada proliferano situazione abusive: in Darsena, dove abito, la gente balla ogni sera come se fosse a un rave party". 

Al Pelledoca Music & Restaurant in viale Forlanini hanno già deciso che la discoteca all’aperto – qui andavano forte i ritmi della commerciale - in estate non ripartirà: "Se ne riparla, se sarà possibile, a settembre, si spera con meno restrizioni, adesso non è proprio il caso. Primo: non siamo a zero contagi. Poi con una capienza a metà – per noi 300 persone – il gioco non varrebbe la candela. Anche perché già adesso i milanesi il venerdì sera si riversano in tangenziale per fuggire dalla città: figuriamo quante presenze ci saranno ad agosto. Continueremo quindi con la formula della cena con intrattenimento musicale. Non impediremo ai nostri clienti di ballare se hanno voglia di farlo ma non sarà la formula su cui spingeremo" afferma il titolare Rodolfo Beffa. 

Per l’Hollywood di corso Como, uno degli indirizzi più esclusivi della città, l’uscita dal tunnel ancora non si vede. Le discoteche al chiuso non sono state neppure menzionate dal Cts: "Era prevedibile che l’ok sarebbe arrivato prima per gli spazi all’aperto. Ma anche noi meritiamo risposte. Abbiamo bisogno dell’indicazione di un orizzonte temporale per programmare dall’autunno gli eventi, pianificare la campagna di pubbliche relazioni, riorganizzare lo staff, controllare gli impianti. Con la campagna vaccinale a buon punto non ci devono essere più scuse" sottolinea Alberto Baldaccini, socio dello storico locale che negli anni d’oro era frequentato da Bruce Willis, Sylvester Stallone e Robert De Niro e adesso è immerso in un "kali yuga" che perdura dal 23 febbraio del 2020.
 

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