"Mi facevano sentire importante perché ero tra gli eletti che avevano mantenuto una occupazione, provavo il voltastomaco nel vedere ciò che facevano ai miei colleghi. E così in questi tre mesi di tira e molla, di richieste esorbitanti e ricatti, ho sviluppato un malessere tale per cui ho forti mal di testa, nausea, crisi d’ansia e non dormo più. Temo di perdere il lavoro ma al contempo spero che questa agonia finisca al più presto perché non ce la faccio più". Matteo, nome di fantasia per tutelare la privacy, è uno dei giovani che nei...

"Mi facevano sentire importante perché ero tra gli eletti che avevano mantenuto una occupazione, provavo il voltastomaco nel vedere ciò che facevano ai miei colleghi. E così in questi tre mesi di tira e molla, di richieste esorbitanti e ricatti, ho sviluppato un malessere tale per cui ho forti mal di testa, nausea, crisi d’ansia e non dormo più. Temo di perdere il lavoro ma al contempo spero che questa agonia finisca al più presto perché non ce la faccio più". Matteo, nome di fantasia per tutelare la privacy, è uno dei giovani che nei mesi della pandemia si è rivolto allo sportello di supporto psicologico della Cisl. Ha lasciato Milano dopo la laurea e un dottorato di ricerca. Lavora all’estero ma ha chiesto aiuto, a distanza, in Italia, cercando un’ancora di salvezza di fronte a una situazione di stress diventata insostenibile. "In smart working mi chiamavano a qualsiasi ora del giorno e della sera – racconta – pretendendo che fossi sempre connesso. Una settimana mi facevano sentire importante perché ero tra gli eletti che avevano mantenuto l’occupazione e mi veniva espresso apprezzamento per il mio lavoro, la settimana dopo mi dicevano che ero inutile e che dovevano decidere se sarei stato tra quelli che sarebbero stati messi prima in cassa integrazione, poi forse licenziato con l’impegno a riassumermi quando la crisi sarebbe finita".

Un altro grido di dolore è arrivato da Luca, che a Milano lavora da tre anni in una multinazionale. Si è rivolto alla psicologa perché soffriva di ansia, depressione e disturbi alimentari. Racconta di essere vessato dalla sua superiore, che arriva a esercitare pressioni anche sul modo di vestire e sulle frequentazioni fuori dal lavoro. Comportamenti che si sono fatti più aggressivi con la pandemia, come se il virus avesse fatto perdere i freni inibitori. Luca ha iniziato ad abbuffarsi durante la notte, sviluppando un disturbo alimentare che ha conseguenze sulla sua salute fisica e mentale. L’incubo di perdere il posto di lavoro, e di rimanere senza un reddito.

"Ho fatto l’impossibile per guadagnarmi la mia autonomia – ha spiegato – ho fatto di tutto per avere il contratto a tempo indeterminato in una grande azienda, compreso lavorare gratis per qualche mese. Era la mia aspirazione ed ora che ho il posto fisso e posso non dipendere più da nessuno non riesco a pensare di perdere tutto". Tra le conseguenze del disagio che i giovani hanno segnalato alla psicologa la perdita del sonno, reazioni psicosomatiche come nausea e vomito la mattina e attacchi di panico. Quando uno dei lavoratori ha provato a rivolgersi al suo capo per parlare dei problemi in ufficio si è sentito rispondere: "Tu sei giovane, devi solo abbassare la testa e lavorare".

Andrea Gianni