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Milano, 1 giugno 2018 - Il perimetro dell’azienda in zona Rogoredo è stato setacciato a lungo con i cani molecolari, così come le rogge e le aree verdi circostanti, frequentate da pusher e sbandati, nell’ipotesi che l’egiziano Ibrahim Abdou Abdou Akl, detto Magdi, fosse stato assassinato dal figlio del suo datore di lavoro. E il cadavere nascosto vicino al luogo del delitto. Dalle indagini scientifiche non sono state trovate tracce, o elementi che potrebbero fornire una pista agli investigatori della Squadra mobile coordinati dai pm Paolo Filippini e Leonardo Lesti, che escludono l’ipotesi di un allontanemento volontario. Un operaio 60enne, descritto come una persona metodica e abitudinaria, che all’improvviso scompare nel nulla, lo scorso 2 agosto. Il figlio del titolare della piccola ditta dove lavorava, Daniele Carparelli, indagato a piede libero per omicidio. Il movente del delitto, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero frizioni tra i due per motivi economici. L’operaio voleva chiudere il rapporto di lavoro con la ditta che rigenera casette recuperate dai mercati ortofrutticoli per tornare in Egitto dai familiari (il figlio è pm e il padre giudice in una cittadina egiziana) chiedendo 100 mila euro di Tfr. Somma che per l’imprenditore era troppo alta: riteneva che gli spettassero solo 25mila euro.

Nella ditta è scoppiata una discussione finita nel sangue? Le indagini si sono orientate su Carparelli per il movente e anche per un “buco” di diverse ore, durante le quali il telefono cellulare del 40enne risulta spento. Un arco temporale ritenuto sufficiente per nascondere il cadavere nei pressi dell’azienda oppure in qualche zona isolata, anche a una certa distanza da Milano. Per questo, dopo l’esito negativo delle ricerche con i cani molecolari tra Rogoredo e Corvetto (non sono state estese fuori Milano perché non c’era una traccia precisa da seguire), sono state vagliate attentamente le salme non identificate rinvenute nel raggio di diversi chilometri. Nessuna potrebbe corrispondere a Ibrahim, il cui Dna è stato estrapolato dallo spazzolino da denti. Prima di sparire nel nulla l’operaio è rimasto al lavoro fino alle 19.30, orario in cui ha firmato un atto. Carparelli, interrogato a piede libero, ha sostenuto di essere andato via dall’ufficio alle sei. Il suo cellulare risulta però agganciato a una cella nella zona alle 20.05. Da allora rimane spento per tutta la notte, non è più rintracciabile. La moglie che si trovava in vacanza fuori Milano cerca di contattarlo diverse volte. Lui “riemerge” alle 22, chiamandola dal telefono fisso di casa. Poi nessun segnale fino al mattino. Un comportamento che gli inquirenti considerano sospetto. L’imprenditore, difeso dall’avvocato Massimiliano Brio, sostiene che la localizzazione alle 20.05 non è precisa. Spiega che il telefono era spento perché malfunzionante. Dice che il movente economico non sta in piedi. «Abbiamo depositato in Procura atti di indagine difensiva - sostiene l’avvocato Brio - abbiamo chiesto agli inquirenti di sentire alcune persone e di acquisire una serie di dati. Attendiamo gli esiti dell’inchiesta». Contraddizioni, indizi e anomalie. Ma, finora, manca la “prova regina”.