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Patrizia Reggiani fuori dall’aula

Milano, 20 aprile 29018 - Signora Reggiani, oggi come sono i rapporti con sua madre? «Terribili». Tanto terribili che Patrizia Reggiani consegna una lettera a Isabella Mazzei, giudice della nona sezione civile del tribunale di Milano che deve decidere se accogliere la richiesta di Silvana Barbieri, novantenne madre di Patrizia, che la figlia venga affidata a un amministratore di sostegno. Lettera scritta a mano. Affermazioni forti per descrivere il surreale lessico familiare di due donne che convivono in una bella villa. «All’interno di casa - è una frase - non posso prendere nessuna decisione perché qualsiasi cosa io dica o faccia mi sento rispondere da mia madre: ‘Taci tu, sei una povera imbecille’».

Durissimo il giudizio sull’iniziativa della mamma: «La richiesta che ha fatto è dettata da amore ma non per me, solamente per i suoi soldi, che se potesse si porterebbe nell’aldilà!». Patrizia Reggiani si avvicina alla settantina, è stata condannata a 26 anni (16 scontati a San Vittore, quello che, con vezzo snob, chiama “Victor Residence”), come mandante dell’omicidio dell’ex marito Maurizio Gucci. Erede di una dinastia di stilisti e imprenditori, Gucci viene freddato con tre colpi di pistola la mattina del 27 marzo 1995, davanti ai suoi uffici in via Palestro, a Milano. Patrizia Reggiani insegue il sogno di una doppia eredità. Una è legata al vitalizio che Maurizio le aveva riconosciuto meno di due anni prima di essere ucciso. Ne ha diritto, ha stabilito la Corte d’appello. L’altra è l’eredità della madre, che chiede l’amministrazione di sostegno, un controllo nel timore che Patrizia, una volta unica beneficiaria del denaro, sia manipolata da frequentazioni sbagliate o interessate. Udienza lampo. Viene depositata la perizia della psichiatra Rossana Giove. Patrizia è in grado di sostenere la gestione ordinaria che, anzi, può essere utile per il suo benessere psicofisico. Se il futuro la vorrà ereditiera, dovrà invece essere «protetta», seguita da una figura di riferimento estranea all’ambito familiare. Il giudice si riserva la decisione. I legali rimangono nelle rispettive trincee. «Ci opponiamo - dice Daniele Pizzi, avvocato della Reggiani - all’amministratore di sostegno perché oggi Patrizia è nullatenente. Se il giudice riterrà di nominarlo, è importante che sia capace e competente e che abbia la volontà e la disponibilità di creare un rapporto con Patrizia.

Da parte nostra, abbiamo indicato il nome di un professionista, un notaio milanese». «La perizia psichiatrica - è il controcanto dell’avvocato Maurizio Giani, legale di mamma Silvana - ha accertato l’esigenza di un amministratore di sostegno. Ci rimettiamo alle decisioni del giudice. Gradiremmo che fosse una persona terza, non nominata da noi ma neppure dalla persona da amministrare». Al braccio dell’avvocato Pizzi, vestita di bianco floreale, trucco da manuale del visagista, Patrizia Reggiani tiene la scena all’uscita. Una diretta televisiva. Crocchio di giornalisti. Signora Reggiani, i rapporti con sua madre sono... «Tremendi. Soprattutto quando mi spara addosso quegli occhi ...». Non vi parlate? «Poco: ciao, buongiorno». Neppure per il menu dei pasti? «Mangiamo cose diverse». Si aspettava tutto questo? «Neanche un po’. Ero tornata da tre giorni dal Victor Residence e mi sono trovato in casa un signore con la lettera di mia madre che mi dava dell’incapace. Un bel rientro». Non mi dica che rimpiange il Victor Residence? (Ride) «Quasi. Non avevo questi problemi». Una signora si ferma. «Chi è?», chiede. «È la Reggiani», risponde, sicura, un’altra. La leggenda della maliarda dagli occhi viola resiste.

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