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17 mar 2022

Debito di guerra necessario per la crisi

alberto
Cronaca

Alberto

Mazzuca

Guerra più pandemia, un’abbinata per un orizzonte fosco. Draghi sostiene che non stiamo per entrare in un’economia di guerra e cioè con tanto di razionamenti. Però il Paese non è in grado di utilizzare la stessa quantità di gas rispetto a quanto utilizzava con il gas russo. E lo stesso discorso vale per altre materie prime, dal grano all’olio di semi di girasole. Insomma, resta sempre il problema di un’offerta inferiore alla domanda. E allora, se non vogliamo parlare di razionamenti, parliamo di tetti ai prezzi di vendita. O di sussidi. Senonché tetti e sussidi non producono il gas o il grano che manca per soddisfare tutta la domanda. E allora? Ho fiducia in Mario Draghi, che non è un politico (altrimenti avremmo dovuto metterci le mani nei capelli) ma un ex banchiere che conosce i meccanismi europei. Perché non ci sono santi che tengano: dal momento che non siamo in grado di produrre le materie prime che ci servono, dovremmo cercare di procurarcele in altro modo e cioè bussare a Bruxelles e Francoforte, come del resto abbiamo fatto con la pandemia, per ottenere dall’Unione europea un “debito di guerra”. E se proprio questa ipotesi sembra fuori luogo, provare ad ottenere dalla Bce un nuovo programma di acquisto dei debiti nazionali. Cosa non semplice dopo che i “falchi” della Ue si sono già messi all’erta. Gli economisti più esperti studieranno poi tutte le possibili soluzioni partendo da un dato di fatto: noi abbiamo bisogno di quel sostegno perché non si può ridistribuire quello che non c’è, per evitare che aumenti il numero dei poveri e che si crei, in parallelo, un mercato nero. O si realizzino, informa una fonte inesauribile come il settimanale on line “ArcipelagoMilano”, operazioni note solo grazie ad un comunicato proveniente da Londra: la possibile vendita per appena 220 milioni di tre immobili tra cui la sede storica dell’Aem di Porta Vittoria, a Milano.

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