Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

Milano, 14 ottobre 2016 - Sfilata di parenti, amici, conoscenti e gente comune al teatro Strehler di Milano dove è stata allestita e aperta la camera ardente per Dario Fo, morto giovedì 13 ottobre a 90 anni. Dalle 10, sono arrivati numerose personalità della vita cittadina e nazionale per rendere omaggio e l'ultimo saluto al premio Nobel che ha avuto tanta parte nella cultura e nell'impegno civile del Paese. Presente innanzi tutto il sindaco Giuseppe Sala, con gli assessori Filippo Del Corno e Pierfrancesco Majorino. E' stata lunga la sfilata di amici conoscenti, artisti, politici e vip arrivati in largo Greppi.

M5S - Sono arrivati Luigi Di Maio e Alessandro di Battista. "Auguriamo a tutti di fare una vita come la sua", ha detto quest'ultimo, secondo cui Dario Fo si starebbe "sganasciando dalle risate, per la retorica di questi giorni e per tutti quelli che hanno tentato di etichettarlo. L'Italia perde un grande", sottolinea. "Noi lo abbiamo conosciuto negli ultimi anni, per fortuna, l'Italia,lo ha conosciuto per molto piu' tempo", conclude. "Subito dopo la morte di Gianroberto Casaleggio, ha convocato una conferenza stampa ed e' stato tutta la mattina a parlare di lui. E' una persona che ci e' stata molto vicina, l'Italia perde un uomo capolavoro", ha ricordato Di Maio. "Era una persona speciale, piena d'arte". Cosi' Davide Casaleggio, lasciando la camera ardente di Dario Fo al teatro Strehler. "Era molto vicino a mio padre", ha ricordato. 

IL MINISTRO FRANCESCHINI - C'era anche il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini: "Dobbiamo tenere separati il piano delle scelte della vita politica, legittime, a quella dell'artista. Dario Fo ha dato molti schiaffi e ha preso molti schiaffi". Poi ha aggiunto: "Leggendo quel post ho capito che è giusto ci sia una certa rabbia, è naturale quando si vive un dolore", commentando lo sfogo su Facebook di Jacopo Fo (LEGGI). "Sono molto felice del fatto che insieme a Jacopo e Dario qualche mese fa, abbiamo dato forma al sogno di Fo: fare uno spazio per conservare la straordinaria collezione di ricordi personali e opere. Quando abbiamo inaugurato lo spazio di Verona (al Museo archivio sull'opera del Nobel e della moglie Franca Rame), ricordo l'entusiasmo di Dario Fo nel raccontare ogni oggetto della sua vita".

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BISIO - "È grazie a lui se faccio questo mestiere. Ricordo da studente liceale che andavo a vedere le prove aperte in via Colletta, prima ancora della palazzina Liberty. Ho visto nascere Mistero Buffo, Morte accidentale di un anarchico, Morte e resurrezione di un pupazzo. I prologhi che faceva erano cabaret impegnato, serio. Narrazione. Ha insegnato a Paolini, a me, a tutti, anche quelli che poi hanno preso strade diverse. È riuscito a fare televisione fino a che gliel'hanno fatta fare, ha fatto anche del cinema, dipingeva, era un artista a 360 gradi". Queste le parole del comico e attore Claudio Bisio all'uscita della camera ardente al teatro Strehler. A chi gli chiede se l'omaggio di Milano non sia arrivato un po' tardi risponde: "Probabilmente sì, gli artisti veri non hanno bisogno di avere troppi riconoscimenti, sono affari degli altri che glieli danno o non glieli danno". Essere un po' osteggiato "spesso è il destino di quelli che vivono bene e lottano tanto come Dario, però penso che abbia fatto sempre quello che pensava e chi se ne frega di quelli - pochi, devo dire, per fortuna - che lo hanno osteggiato". Secondo Bisio "avrebbe voluto un funerale allegro sicuramente, spero si canti domani. Spero che ci sia più allegria che politica perché questo era lui, lo sberleffo a 360 gradi. L'ultima volta l'ho visto al suo compleanno di 90 anni. Ho sentito un po' di volte Jacopo che stava preparando un documentario su Dario e poi un po' di giorni fa mi ha detto rimandiamo l'intervista perché sono in ospedale. Gli ho chiesto come stava e mi ha risposto così così".

DEL CORNO - Dopo aver visitato in prima mattina la camera ardente allestita nel Teatro Strehler con il sindaco Sala, l'assessore alla cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno ha dedicato un pensiero all'eredità culturale di Dario Fo: "Senza di lui verrà a mancare la forza enorme di quello che la sua performance aggiungeva al suo teatro: gli bastava una parola o un gesto per dare forma alla sua idea di teatro, sulla scia della tradizione di attori e autori come Molière. Ma le sue opere sono tradotte in tante lingue e rappresentate in moltissimi paesi, evidentemente da altri attori: ora per noi sarà interessante capire come fare il teatro di Fo in italiano, purtroppo senza di lui".

BERGONZONI - "Non parlate di lui al passato, perche' l'arte non finisce, non comincia. Il lutto non c'e', non c'e' cordoglio. Il lutto per la letteratura, l'arte e la cultura sono la mancanza di letteratura, arte e cultura: Dario Fo continua a nascerci". Autore e attore teatrale, Alessandro Bergonzoni ha aggiunto: "Non sono venuto a salutare nessun morto. Il lutto è per il teatro, lo spettacolo, la letteratura, l'arte, la cultura. Parliamo ancora di morte e di vita: siamo fermi al tempo, quel tempo che non esiste più, è finito".

PIROVANO - "Dario Fo non ha avuto mai un 'suo' teatro ed e' giusto cosi' perche' "e' il contrario del potere e non poteva avere nulla dal potere". Ne e' convinto l'amico e collaboratore Mario Pirovano che ha raccontato di quando il direttore del Globe Theatre di Londra ancora in costruzione diede al Premio Nobel le chiavi del teatro dicendogli che poteva andare quando voleva con i suoi spettacoli. "Il teatro di Dario non ha confini, le sue commedie, tradotto in urdu, funziona anche in Pakistan perche' parla del potere, dell'arroganza: lo fa con l'ironia non il tragico ecco perche' infastidisce ancora di piu il potere", ha continuato Pirovano, "attraverso il riso ti si infilano i chiodi del sapere nella testa, diceva sempre Franca Rame".

ESCOBAR - "Dario Fo ha guardato la realtà sempre con sorpresa e non accettando le ipocrisie. Questo gli ha permesso di raggiungere tante generazioni, e di essere amato dai ragazzi di diciassette anni ai settantenni, ad ogni latitudine. La musica e la passione teatrale sono universali, e nell'opera teatrale di Fo il confine determinato dalla lingue è abbattuto". Così il direttore del Piccolo di Milano, Sergio Escobar, che oggi e domani ospita, nella 'Scatola magica' del teatro la camera ardente dell'artista. "Sempre qui al Piccolo avevamo festeggiato con una gran festa i suoi 90 anni - racconta Escobar - Il suo lavoro è sempre stato contro l'ipocrisia. Per questo si scontrava con i bacchettoni, che ha sempre affrontato a testa alta, anche quando nel 2001 qui al Piccolo volevano censurargli 'L'anomalo bicefalo'".