Leon Cino oggi ha 38 anni e insegna danza classica e contemporanea a Melegnano
Leon Cino oggi ha 38 anni e insegna danza classica e contemporanea a Melegnano

Melegnano (Milano), 16 ottobre 2020 - Dal diploma di ballo alla Scala di Milano fino agli Stati Uniti, da “Amici di Maria De Filippi“, dove ha trionfato nel 2004, a Melegnano, dove ha aperto una scuola di danza. È l’avventura di Leon Cino, il ballerino di origine albanese, oggi 38enne, balzato agli onori delle cronache per aver vinto la terza edizione della trasmissione tv dedicata ai talenti emergenti, diventando un idolo. Da allora l’artista non si è mai fermato ed è approdato anche nella città del castello mediceo, dove la sua scuola, la Leoncino Dance Art Studios (leoncinodas@gmail.com), propone in via Allende 22 lezioni di classica e contemporanea passando anche attraverso il gioco-danza per i più piccoli.
Quali sono state le sue prime esperienze?
"Dopo il diploma alla Scala volevo crescere, così mi sono trasferito negli Stati Uniti, dove ho lavorato tra l’altro al Tulsa Ballet, in Oklahoma, e al Pacific Northwest Ballet di Seattle. Sono stato corteggiato dal direttore dell’American Ballet di New York: conservo ancora i bigliettini che mi scriveva per chiedermi di entrare a far parte della sua compagnia. Sono stati gli anni più belli della mia vita, però mi mancava terribilmente la mia famiglia, mia madre e mio fratello. Spendevo fiumi di soldi in telefonate, ero divorato dalla nostalgia. Perciò sono tornato".
Le è capitato di ricevere qualche porta in faccia?
"Rientrato in Italia, ho provato ad entrare al teatro dell’Opera di Roma, ma ai tempi gli extracomunitari non erano ammessi. Una vera delusione. Il giorno stesso in cui sono stato rifiutato all’Opera, un amico mi ha detto che erano in corso i provini di Amici".
Come ha superato le selezioni?
"Era estate, c’era una fila sterminata di ragazzi in attesa. Dopo cinque ore di coda sotto il sole, arrivò il mio turno. Ero stanchissimo. Alessandra Celentano mi chiese di eseguire alcuni esercizi tecnici, di classica. Fui preso".
Il resto è storia.
"Già. Non mi aspettavo di vincere, è stata una sorpresa. Di quell’esperienza ho cercato di assorbire tutto, facendo tesoro anche di discipline che fino ad allora non avevo mai praticato, come il canto e la recitazione. Con alcuni ragazzi sono ancora in contatto, via chat. L’anno scorso ho rivisto Maria De Filippi, ci siamo abbracciati".
Cosa le è rimasto di quell’esperienza?
"Emozioni e ricordi. Amici mi ha dato tanto, ma la mia strada era già tracciata: avrei dedicato comunque la mia vita alla danza".
Abita sul lago di Garda, come è finito a Melegnano?
"Quando vivevo a Milano, sono stato contattato sui social da una ragazza di Melegnano che lavorava per una scuola di danza, in quella zona. Mi ha chiesto se mi andava di insegnare. Ho accettato. Poi quella scuola ha chiuso e allora ho deciso di aprirne una mia, per proseguire il percorso che avevo cominciato coi miei allievi".
Un esordio tutt’altro che facile, in tempi di emergenza sanitaria.
"Ho aperto a gennaio e ho subito dovuto chiudere, per il lockdown. Ora siamo ripartiti, con tutte le attenzioni del caso. Ballare con la mascherina sul viso e mantenendo la distanza di un metro sembra un’assurdità. Eppure lo facciamo, evitiamo i contatti fisici".
Cosa significa insegnare per Leon?
"Condividere un bagaglio di esperienze. La danza è una disciplina molto formativa, fa crescere il carattere, spinge a lavorare su se stessi. I benefici sul fisico poi non si contano, dalla postura all’ossigenazione delle ossa. Negli Stati Uniti gli esercizi alla sbarra vengono usati nei percorsi di riabilitazione post traumatica. I campi di applicazione possono essere moltissimi, purtroppo in Italia c’è ancora poca consapevolezza di questo".
La danza classica è roba da donne: esiste ancora questo stereotipo?
"Si tratta del classico luogo comune; in realtà ci sono ruoli e modelli di allenamento diversi, per le donne e per gli uomini. Personaggi come Arnold Schwarzenegger e Jean-Claude Van Damme, per esempio, hanno praticato danza classica".
Ha mai pensato di cambiare vita?
"Mettermi dietro una scrivania? Mai. Faccio il ballerino da quando avevo undici anni, non riuscirei a immaginarmi in un’altra dimensione".
Progetti per il futuro?
"Mi piacerebbe dirigere una compagnia di danza. E continuare a insegnare. A Melegnano mi trovo bene, anche se è una città che ancora conosco poco. Ho avuto modo di visitare il castello, il luogo più caratteristico".