Papà Francesco Potenzoni
Papà Francesco Potenzoni

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Pantigliate (Milano) - Un ricordo che non scolora, una battaglia che non finisce. Francesco Potenzoni, padre di Daniele, il ragazzo autistico scomparso misteriosamente a Roma nel 2015, mentre si stava recando con un gruppo organizzato in udienza dal Papa, non abbandona la speranza.
"Non mi arrenderò mai, farò tutto quanto in mio potere affinché non smettano di cercare mio figlio", conferma. "Lo racconta anche il libro “Il caso Potenzoni“, che ho scritto insieme a Federica Sciarelli, la giornalista che ha seguito tutta la vicenda con il programma “Chi l’ha visto“: voglio raggiungere tutti ed entrare in tutte le case. Magari qualcuno sa qualcosa e si deciderà a parlare".
Dopo tanti anni, cosa la spinge ad andare avanti?
"Non conoscere la sorte di un figlio è un dolore che non auguro a nessun genitore. Ti strappa il cuore non sapere se è ancora vivo, se ha fame o freddo. Daniele è un ragazzo fiducioso, chissà, magari è finito nelle mani di qualche racket e gli hanno fatto credere che lo abbiamo abbandonato. La mia famiglia ha bisogno di conoscere la verità".
Tante volte lei ha dichiarato di essersi sentito abbandonato dalle istituzioni. Lo pensa ancora?
"Purtroppo ci sono troppi buchi neri in tutta la vicenda. Fin dall’inizio, quando le ricerche sotto la metropolitana sono partite male e in ritardo. Sono convinto che non sia stato fatto abbastanza, altrimenti forse ora Daniele sarebbe a casa insieme a noi. Meno male che si è creata una rete di volontari che non ha mai abbandonato le ricerche e ha continuato a darsi da fare nonostante ancora non ci siano risultati concreti".
Riceve ancora delle segnalazioni?
"Molte, alcune risultano attendibili. L’errore è che chi crede di avere visto mio figlio si limita alla telefonata, invece dovrebbe cercare di trattenerlo e nel frattempo chiamare le Forze dell’Ordine. L’ultima segnalazione che ci ha fatto battere il cuore risale a un anno fa, quando un ragazzo molto somigliante a Daniele è stato ripreso dalla telecamera di sicurezza di un bar di Trastevere, sempre a Roma. Siamo corsi a cercarlo, ma ormai era troppo tardi".
Se suo figlio potesse ascoltarla, cosa vorrebbe dirgli?
"Daniele, chiamami subito, corro a prenderti ovunque tu sia. Ti rivogliamo nella nostra vita, soprattutto ora che sei diventato zio e ancora non lo sai".